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Mercoledì, 10 Novembre 2010 21:41

10 dischi per una nottata di inizio autunno

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Ci siamo lasciati ormai da poco alle spalle l’estate ed ecco che arriva il periodo dell’anno che personalmente adoro: l’autunno. Le giornate si accorciano, i colori sfumano verso tonalità più scure, la commistione di foglie cadenti e terra umida danno un inconfondibile odore unico e caratteristico, carico di significati che annunciano una fase dell’anno di cambiamento: intenso ma non brusco, calmo ma fluente di adrenalina. E’ su questo tema e su queste sensazioni che mi sono orientato per la scelta dei dischi per questa serata-nottata. Direi di iniziare dalla sera in orario aperitivo; il mood perfetto ce lo da Dot Allison con il suo primo lavoro solista Afterglow: un album tra sperimentazione indie pop, elettronica e folk- psichedelico con collaborazioni di grande rispetto: il leggendario chitarrista Kevin Shields (my bloody valentine), l’altrettanto storico bassista Gari “mani”Mounfield (stone roses-primal scream) e Richard Fearless dei Death in Vegas.

La voce di Dot Allison ammaglia dal primo all’ultimo pezzo, i suoi testi oscillano tra romanticismo tormentato, amori sofferenti e una profonda poeticità veramente unica, il tutto in perfetta sintonia con la base musicale. Questo album l’ho letteralmente consumato e ovviamente ve lo consiglio vivamente. Per restare in atmosfere sospese e dilatate passiamo a un progetto che di certo non ha fatto la storia, ma che merita nel suo piccolo un ottima menzione i Blind Mr Jones con il loro primo album”stereo musicale” del 1992 pienamente inserito nella scena shoegazer inglese, ma con una particolarità: l’uso del flauto in accompagnamento al muro sonoro delle chitarre. Un ottimo album tra cavalcate psichedeliche strumentali e perfette canzoni dream-pop: un vero gioiellino in questo genere. Restiamo nello stesso ambito musicale con I Curve di “doppelganger”: album che è stato dimenticato troppo in fretta ma che meriterebbe un posto storico nel genere dream-pop\shoegazer. Opera tra rock e elettronica del duo formato da Toni Halliday (bellissima voce femminile in sospensione tra Patty Smith, Siouxie e vocalizzi alla Elizabeth Frazer dei Cocteu Twins) e Dean Garcia (polistrumentista e addetto alla programmazione). Il tutto prodotto nientedimeno che da due maghi del mixer Flood e Alan Moulder. Passiamo ora a qualcosa di più recente, ma che fondamentalmente si muove nello stesso ambito musicale: la commistione tra generi. I “Cold Cave” con l’album “love comes close”del 2009, ripescano a mani piene dalla musica anni ottanta (synt-pop , new wave , dark) rimescolandola col noise pop, riassimilandola e sporcandola di feedback e togliendo glitterame e patinature superflue, scavando fino al darkume sotterraneo alla joy division-visage-omd. Siamo oramai a fine serata inizio nottata… aumentiamo il ritmo con un validissimo progetto di un trio di Manchester uscito col primo album a inizio anno: I Delphic con “Acolyte”, il cui video del singolo” doubt” ha avuto una buona visibilità anche sulle nostre televisioni musicali. Nati nella scena dei rave illegali in Inghilterra, tra sperimentazione elettronica-dance e indie, ottengono già un buon successo con il primo tour cha va sold out subito. Il loro percorso musicale prende ispirazione dalla scena techno - acid house di fine anni 80 in cui la loro Manchester era al centro. Proseguiamo con il primo disco di un danzereccio progetto i Ladyhawke, dietro il cui nome si nasconde una cantante-polistrumentista new zelandese Phillipa”Pip”Brown il cui primo lavoro solista tra dance, electro e sinth-pop mi ha veramente divertito e incuriosito. Si tratta di un personaggio androgino, particolare ma soprattutto vero non costruito come molte sue colleghe nell’ambito pop, per questo per lei userei il termine alternative-pop per differenziarla e valorizzare la sua musica. Ormai come orario siamo in assoluta zona pista da ballo e perciò cosa di meglio se non i Wonbats di a guide to love, loss and desparation un divertentissimo disco di guitar-pop danzereccio che non ti fa star fermo il piedino dall’inizio alla fine. Assolutamente canzoni riempi pista: kill the director, moving to new york, school uniforms, let’s dance to joy division. Continuiamo in tema di musica da ballare con l’indie-punk-pop dei we are scientists di brain thrust mastery, disco del 2008 godibilissimo dalla prima all’ultima canzone che gli amanti del genere devo assolutamente possedere. Ci stiamo avvicinando alla fine di questa memorabile nottata e direi di finire con due album seppur molto diversi, ma accomunati da un’unica e spessa intensità sonica. Il primo e’ 13 songs(1989) dei Fugazi: raccolta dei primi due mini ellepì di questa storica band post-hardcore americana. Si apre con la mitica “waiting room”: inno generazionale, da pogo anche in pista da ballo, album da avere anche solo per questa canzone. Chiudiamo infine con un gruppo e un disco epocale i My Bloody Valentine di Loveless (già ve ne ho parlato nella storia della scena shoegazer inglese)un album che appena uscito era già storico e già al primo ascolto si comprende che è un capolavoro, difficile da assimilare, ma che possiede anche un’ immediatezza diretta che apre i sensi verso un meta-realtà sonica ed esperienziale. Cosa di meglio per chiudere la nottata e andarsene felicemente a dormire?  
Letto 3517 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2013 22:40