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Domenica, 08 Maggio 2011 06:50

I VENTI DISCHI DEL DECENNIO Parte2 (2006-2010)

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secondo Danny B.

cd


GOSSIP-STANDING IN THE WAY OF CONTROL(2006)
EDITORS-AN END HAS A START(2007)
ARTIC MONKEYS-FAVOURITE WORST NIGHTMARE(2007)
MGMT-ORACULAR SPECTACULAR(2007)
KINGS OF LEON-ONLY BY THE NIGHT(2008)
COLD CAVE-LOVE COMES CLOSE(2009)
BIG PINK-A BRIEF HISTORY OF LOVE(2009)
NATIONAL-HIGH VIOLET(2010)


Eccoci arrivati al secondo capitolo dei venti dischi del decennio. Apriamo con i Gossip: trio  indie rock statunitense che si forma in Arkansas nel 1999 che pubblica  due album (That’s not what i heard del 2001  e Movement  del 2003) prima di arrivare al successo mondiale con Standing in the way of control”, un disco di grande interesse, con una sezione ritmica molto intensa ( Brace Paine alla chitarra e basso,  Hannah Billie alla batteria) con un groove tostissimo, un disco del tutto adatto e forse pensato per far ballare in concerto e nei dj set , infatti ne  esiste  una versione remixata che prende il titolo di”Rework  it”. Particolarità e punto di forza della band è la front girl singer  Beth Ditto, una giunonica ragazzona che sembra uscita da qualche film  di Federico Fellini, una voce potentissima e stupenda, apertamente lesbica, molto disinibita e orgogliosa della sua obesità  posa infatti  nuda per la copertina  della rivista musicale britannica NME nel giugno 2007.

Nel giugno 2007 esce il secondo album degli Editors “An end has a start” e raggiunge immediatamente la vetta della classifica inglese. Un album ricco di intensissime canzoni caratterizzate da un’abilità compositiva e profondità esecutiva che si avvicina sia a gruppi wave anni 80 come  Joy Division, U2, Smith e Cure sia a importanti realtà contemporanee come gli  Arcade Fire di “Funeral”, i Coldplay di “A rush of blood to the head”, gli Interpol di “Antics”ma anche i Radiohead di “the bands”.Insomma un album di forte connotazione epica sia per nostalgici indie rocker anni 80-90, ma anche per neofiti che si avvicinano a questo gruppo per la prima volta. Ho avuto l’occasione di vederli nel tour di questo disco : sono veramente  catartici e coinvolgenti , una band che merita di essere vista dal vivo.Dello stesso anno è il secondo album degli Artic Monkeys, gruppo che è diventato famoso facendo girare il loro primo demo gratis per internet e  all’uscita del primo album  hanno battuto ogni record  entrando nel Guinness dei primati vendendo un milione di copie in  solo otto giorni.” Favourite worst night mare” forse è un album più pop rispetto al primo, ma compositivamente più maturo e vario, riuscendo a sfornare diversi singoli (brainstorm, flourescent adolescent,  teddy picker) che catturano più che per la potenza, per lo spessore armonico da inni generazionali; da sottolineare anche la produzione, che a confronto forse è meno diretta ma più ragionata e  curata.I MGMT o anche “management” sono un duo di  giovani musicisti americani di Brooklyn (New York) Ben Goldwasser e Andrew VanWyngarden.  Il loro primo lavoro “Oracular spectacular” del 2007 debutta al dodicesimo  posto della chart inglese degli album. La loro commistione di psichedelica, pop, elettronica è veramente originale e coinvolge pienamente fin dalla prima canzone “Time to pretend” il cui bellissimo video da cyber-hippy lisergici rappresenta molto bene il mondo compositivo da cui questo duo newyorchese proviene. Come non adorare “Weekend wars”dal sapore folk-acido  dylaniano, per poi passare a”The youth” una ballatona stile  pop-britannico. Come non farsi prendere dal  leggero ma coinvolgente groove funk-house di “Electric feel” per poi ballare con l’electrobeat di “ Kids” il loro terzo singolo, che è anche presente nella colonna sonora del videogioco FIFA 09. Come non riconoscere qualcosa del periodo barrettiano dei pink floyd nella traccia “4th dimensional transition”, una stupenda ballata psichedelica che lungo  la sua durata ti porta in un viaggio  lisergico senza l’uso di droghe o supporti varii. In “Pieces of what” si nota particolarmente la produzione di Dave Fridmann con  il suo   tocco  folk-psichedelico e con le corpose linee di basso che danno un profondo groove. Come non ritrovare influenze beatlesiane nella stupenda  “The handshake”: immagino questa canzone come se John Lennon in acido cantasse e  suonasse con i suoi arrangiamenti una cover dei  Flaming Lips. E come non finire in bellezza con “Future reflections” con arrangiamenti di archi alla sgt.pepper, una cavalcata lisergica da pop-sixties inglese.Arriviamo ai Kings of Leon con il loro quarto album”Only by the night” che è stato pubblicato nel settembre 2008 e  ha avuto il successo mondiale che ogni loro fan aspettava: una nomination come best rock album ai 51° Grammy Awards e con il loro singolo Sex on Fire due nomination come miglior performance live e miglior canzone rock, vincendo l’Award per la migliore Performance Live. Si tratta di un album stupendo per la semplicità di arrangiamenti, ma umorale, profondo e coinvolgente da sentire tutto di un fiato. Forse non un album da 10 nella critica musicale ma godibilissimo comunque, un album che trasmette l’atmosfera dei luoghi da cui la band proviene, cioè il profondo sud americano: il Tennesee e dove è stata realizzata la registrazione, cioè nei  Blackbird Studios di Nashville. Un classico del rock già da quando è uscito.Nel 2009 escono due album fondamentali per il periodo e per le future influenze che emanano musicalmente: i Cold Cave con “Love comes close” e i Big Pink con”A brief history of love”. Iniziamo con i Cold Cave: una band sotterranea che non ha avuto le luci della ribalta,  ma una grandissima considerazione nelle oscurità  dell’underground, una band in sospensione tra le più scure sonorità 80ies, il pop wave e la miglior elettronica odierna, un disco difficile per chi non bazzica certi ambienti musicali, ma fondamentale per le vecchie generazioni di rockers dark-wave ma anche per le nuove generazioni indie-tronik: un disco da dancefloor ma anche da rilassamento zona chillout.Arriviamo ad un progetto che direi fondamentale per questo decennio: i Big Pink con L’album “ A brief history of love”, un album che ho letteralmente divorato e assimilato in ogni singola vibrazione, in cui emergono una miriade di influenze musicali soprattutto britanniche.  Il loro merito è di saper mescolare queste realtà musicali in un’amalgama personale e originalissima. Richiami alle realtà shoegazer  fine anni 80 My Bloody Valentine, Spacemen 3 ma anche a realtà mancuniane tipo Stone Roses e Happy Mondays fino all’Indie dance groove di Primal Scream ma con riferimenti dark 80ies di Killing jokes e con attuali riferimenti all’industrial alla Nine Inch Nails. Sperimentazione legata alla capacità di scrivere anche Inni Indiepop   che scaldano il canto del pubblico in concerto.Concludiamo in bellezza con i National di “High violet”: il quinto album in studio della band, forse un po’ ostico al primo ascolto, ma che poi si svela ricchissimo di sfumature e riferimenti a un certo tipo di rock scuro e profondo, dai sapori tardo anni70 metà anni 80. Un album da ascoltare tutto di un fiato lasciandosi cullare dalle calde atmosfere della band e dalla voce di  Matt Berninger .
Letto 2176 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2013 22:40