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Mercoledì, 15 Agosto 2012 10:16

La tre giorni

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La vacanza annuale al passo della Presolana  era terminata da tre settimane ed ecco che si apriva una nuova possibilità di tornare sui monti.

Tre giorni in un rifugio del C.A.I di Vaprio , in Val Brembana…come si poteva rifiutare un’offerta del genere? ( si poteva si poteva...).

Ci viene raccomandato di portarci il  minimo indispensabile per la sopravvivenza a tre giorni: tre paia di mutande, tre calzini,  tre  magliette,  due pantaloni: mah suona  un campanello d' allarme nella mia mente circa i confort offerti dal rifugio in oggetto e purtroppo non mi ero sbagliato.

Comunque per farla breve arriva il giorno della partenza, sveglia alle 7, alle 7.30 colazione , alle 8 siamo sul piazzale della Nostra Locanda, gli autisti vanno a fare gasolio dopo si caricano le macchine di viveri attrezzature e di ospiti.

Non sappiamo molto sull’organizzazione dei pasti  ma visto che è spuntato il nome di Zia Rosy questo dovrebbe essere una garanzia.

Circolavano già da parecchi giorni voci che dicevano :” martedì si parte e poi le macchine tornano giù”, no anzi,“ Una macchina verrà tutte le mattine e tornerà a Vaprio la sera, così se qualcuno si scoccia può tornare a casa !”, anzi no “mercoledì verranno a trovarci Sabrina e Patrizia (chi è poi  Patrizia), ed anche :”La Luisa verrà giovedì! “...insomma 'sta escursione da prima sembrava una specie di vacanza aperta a tutti, venite quando volete e se vi scocciate potete andarvene in qualsiasi momento, con arrivi e partenze a scadenza giornaliera, poi s'è rivelata tutt'altro.

Durante il trasferimento in Doblò ci vengono comunicate due cose :

Chi lo desidera farà l'ultimo tratto a piedi, un'ora circa di cammino e seconda cosa a mezzogiorno ci sarà la famosa pasta fredda di Zia Rosy. Io a mia volta comunico che sto finendo il tabacco, ma, siccome lo comunico a Sabrina, la mia richiesta di fermarsi da un tabaccaio, viene bellamente ignorata.

Non passa molto tempo che arriviamo ad uno spiazzo... tutti fuori dalle macchine.

Roby parte, non si sa per dove, ma parte. Viene fermato dopo pochi metri,dopo pochi secondi è già calzato, con i “bastoncini” e lo zaino.

I cuochi incaricati, gli autisti, il Vanni e Matteo si rimettono in macchina e partono.

Noi, i rimasti a piedi,  ci mettiamo tutti in fila indiana e partiamo.

Naturalmente i bagagli (zaini) NON vengono trasferiti con le auto ma dobbiamo portarceli in spalla.

La salita è abbastanza dolce e si trascorre il tempo parlando e sorseggiando acqua dalle bottigliette personali,  si parla e si scherza, le battute piovono come il riso fuori dalla chiesa durante i matrimoni.

Carlo del CAI apre la fila e Michele del CAI la chiude... siamo in una botte di ferro.

Carlo però non ha portato la sua solita macchina fotografica semi professionale bensì una compatta senza arte ne parte....strano.

Intanto in più di uno ci informiamo sui pasti dei giorni a venire … dove andremo, cosa mangeremo, se ci saranno escursioni interessanti, se qualcuno a pensato alla colazione, dove si trova il centro abitato più vicino, dove potremo trovare un bar etc. In questa occasione scopriamo che NON esistono tabaccai la dove andremo, non esistono ne bar ne negozi! Planca (frazione di Pianca) che probabilmente a sua volta è frazione di qualcos'altro è un agglomerato di case costruite intorno ad un cimitero.

Intanto gli ultimi ettometri che ci separano dalla meta mi sembrano infiniti, mi vedo davanti agli occhi l'albergo Alpino della vacanza di poche settimane prima, con la tavola imbandita, servito e riverito. Mentre una goccia di sudore mi entra nell'occhio vedo finalmente spuntare un tetto che poco dopo lascia lo spazio alla visione di un bel rifugio sviluppato su due ali.

Ben presto ci rendiamo conto che il rifugio consta della metà dell'intero fabbricato... piccola delusione.

Quando arriviamo i tavoli sono già preparati, non saliamo neanche a vedere le nostre camere e il resto del rifugio, nessuno sembra voler mollare il posto a tavola, anche quelli che, per cause di forza maggiore, si devono allontanare per fare pipì, mettono lo zaino direttamente sul sedile come segnaposto.

Carlo e Michele ci spiegano che il promontorio davanti a noi è stato battezzato il monte polenta per la sua forma che ricorda appunto la polenta versata sul tagliere.

Tutti, nessuno escluso, tessono le lodi della loro decisione di venire a questa tre giorni...

che bel fresco, che bel panorama, che bel posto, che belle mucche, che bel suono di campanacci...campanacci?! Beh in fondo siamo in montagna è normale no? E poi ad una certa ora le mucche verranno ricoverate in qualche stalla o no...o no!. Sappiate ordunque che nel periodo estivo, in val Brembana le mucche in alpeggio NON vengono  ricoverate nelle stalle durante la notte, e sappiate anche che le mucche mangiano fino ad ora tarda ben oltre il tramonto!

Avrete già capito che quei campanacci con il passare del tempo sono passati da caratteristici ed allegri a tediosi, durante il giorno, e “al limite della sopportazione” durante la notte.

Dopo pranzo scatta la fotomania a tutti i possessori di macchina fotografica, chi non è munito se la fa prestare.

Le auto ritornano a casa e mi ritrovo a pensare che oramai non ho scampo, ma sono in cuor mio contento della decisione di aver partecipato alla tre giorni.

Alla sera è Michele che preparerà il pasto, polpette...suona bene.

Mangiamo, poi si lavano i piatti e le stoviglie, si buttano via i piatti e bicchieri di plastica.

Ci riuniamo dabbasso, parliamo un po di quello che ci aspetterà il giorno dopo ovvero escursione per tutta la giornata con ..udite udite ...colazione al sacco.

Ci siamo detto tutto, mi sembra che abbiamo fatto tardi sono andati tutti a letto ma sono appena le nove, per me che solitamente mi corico a mezzanotte è un dramma.

Comunque viene anche l'ora di andare a letto.

Nella mia camera dormiamo in quattro: il presidente, Vanni, Michele ed io.

Se qualcuno di voi lettori sarà mai ospite di un rifugio NON vada mai a fare la pipi durante la notte.

I pavimenti con le solette di legno, sotto la pressione dei piedi di persone con più di cinque chili iniziano a cigolare come magli ad ogni passo svegliando tutti i dormienti a voi vicini e lontani.

Credo che quando il Vanni si alzò nel cuore della notte per la fatidica pipi anche le mucche per un attimo abbiano smesso di far pendolare i loro campanacci.

Il mattino seguente il presidente, ridacchiando, si mette ad imitare il russare mio e del Vanni … andiamo bene.

Faccio la mia solita colazione a base di caffè latte e biscotti e caffè (la ripetizione è voluta) e la giornata inizia, ma anch'io prediligo la rateazione, anche dei racconti.

 

 

 

 

 

Letto 1455 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2013 22:40
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