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Giovedì, 05 Dicembre 2013 23:26

Dirty beaches:”Drifters/love is the devil”(2013 zoo music)

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Alex Zhang Hungai AKA Dirty Beaches nasce nel 1980 a Taipei in Cina, fin da giovane intraprende una vita da nomade sonico che lo porta a New York , Etobicoke(Canada), Honululu, San Francisco , Vancouver, Montreal e in fine Berlino. Come dice lui stesso in un’intervista la sua vita è come un loop di vissuti che lo portano  a trasferirsi da un luogo all’altro a causa della sua irrequietezza che non gli permette di ambientarsi e radicarsi in un luogo specifico, anzi raggiunge la sua stabilità proprio in questo costante spostamento. Il tema della precarietà, delle  radici, del viaggio è fondamentale per capire la musica e l’opera di Dirty Beaches.
Alex inizia il suo percorso musicale come one-man-band a Montreal nel 2005 componendo musica drone strumentale, colonne sonore di film e molti video la maggior parte diretti da lui stesso. Affascinato dalla musica blues, rockabilly, soul, RNB e hip hop e dal cinema inizia a sperimentare realizzando innumerevoli Ep, che lo portano alla realizzazione del primo vero e proprio album nel 2011: Badlands. L’album ultra incensato dalla critica(prende anche una nomination al Polar Music prize: il nobel della musica)è dedicato alla musica che ascoltava suo padre, è infatti incentrato sul rock-blues anni 50. E’ un album ancora influenzato dalla forma canzone tradizionale seppur con un forte approccio sperimentale.
L’ultimo suo lavoro Drifter/Love is the devil è un doppio lp iniziato a  Montreal e finito a Berlino, nello studio di Anton Newcombe mentore del gruppo BrianJonastownMassacre( suo grande estimatore)ed è coadiuvato per la prima volta da una vera band composta da diversi elementi: il chitarrista Shub Roy, il musicista elettronico Bernardino Femminielli, il sassofonista Francesco De Gallo e il batterista Jesse Locke che già collaboravano con Alex.
L’ approccio a questo nuovo capitolo sonico è molto diverso dal precedente, soprattutto nell’uso di veri e propri strumenti e senza l’utilizzo di campioni. La Forma canzone è molto più sperimentale, le influenze di base(hip pop/blues/rockabilly/psichedelia/elettronica) sono scavate fino all’osso creando un altrove musicale con profumi no wave fine anni 70(Suicide), atteggiamenti vocali alla Nick Cave periodo Birthday Party, ma anche sperimentazioni che risentono della scuola Glenn Branca.
Nel metodo compositivo Alex può essere considerato un songwriter “visuale” sotto vari aspetti, se ascoltiamo varie  sue composizioni e chiudiamo gli occhi è facile che ne scaturiscano immagini. Come lui dichiara in un’intervista il suo approccio compositivo si avvicina molto al processo di realizzazione di un film: partendo da un personaggio, una storia o un paesaggio, inizia una ricerca, pensando al suono come soggetto principale fino alla sua definizione più completa, a quel punto inizia la stesura dei testi come fosse una storyboard di un film.
Le  traccie che aprono l’album “Night walk”,”I dream in neon” e ”Casino Lisboa” sono ancora composizioni che echeggiano a “badlands”: primitivi giri di basso, vocals da blues post atomico e tastierine psichedeliche che rimandano a una suono della confusione di rimembranze spacemen3. Su “Belgrade” abbiamo già un’evoluzione, niente cantato, giro di basso ossessivo (techno oriented) con tappetone di tastiere lineari che contrapponendosi creano un bilanciamento perfetto tra ritmo e armonia. In “Elli” il minimalismo ne fa da padrone, synth pop e drum machine asciuttissima con Alex che canta quasi parlando all’orecchio di questa fatidica Elli. In “Aurevoir mon visage”, una ossessiva batteria elettronica fa da sfondo agli sfoghi vocali di Alex in francese, scaturendo in qualcosa di ostico ma al tempo stesso di assolutamente originale. Da qui in poi Alex ritorna alle sue origini di musicista di colonne sonore. In “ Mirage hall” crea  un noire movie ancora da girare, una proto-elettronica krafterkiana con lo sfogo cantato che ne determina la storyboard. In “Landscape in the mist” ci si addentra in un film di fantascienza, una musica  drone  crea lo sfondo, accompagnata da un  sax in improvvisazione che come un pennello colora il tutto di tonalità crepuscolari. In ”This is not my city”la sperimentazione assume toni ambient e scuri con un pianoforte minimale che segna il passaggio e la cadenza del tempo che passa. Mentre “Love is the devil” e come la calma dopo la tempesta che ha spazzato via tutto e la musica è li a rappresentare la tristezza e la malinconia per ciò che non c’è più. In”Greyhound at night” continua l’approccio drone con in sottofondo un sax  come se fosse un seguito alla traccia “landescape in the mist”.In “Alone at the Danube river” ritorna la chitarra in un blues a bassa fedeltà che ripete all’infinito lo stesso giro creando una scena filmica in sospensione tra sogno e realtà accompagnata da tastiere  che proiettano la scena in un altrove scenico che è rappresentato dalla traccia successiva. In ”woman” la musica è ossessiva, schizzoide, ripetitiva in un loop arpeggiato che non lascia via di uscita, il tutto contrapposto a note di pianoforte improvvisato sullo sfondo che creano assieme un’ atmosfera tetra e scura. Il titolo “I don’t how to find my way back to you” esprime benissimo ciò che la musica comunica in questa traccia, la mancanza, la lontananza e la perdita di una relazione, la difficoltà del riavvicinamento e la liricità e la coralità delle tastiere segna la tensione di questa scena in cui la delusione ha trovato la sua pace nella malinconia, che si compie e completa nella traccia successiva appunto in “Berlin”: come se la città  dove Alex vive adesso sia al contempo, causa di tristezza per i posti e gli affetti lasciati alle spalle, ma anche una sorta di nuova  stabilità e di un mondo nuovo più armonico e sereno, dove ha trovato pace ai suoi demoni. E finalmente arriviamo ai titoli di coda con “Like the ocean we part” che, come una ninna nanna, Alex accompagna  la sua vita e il suo film verso un nuovo capitolo imprevedibile e grandissimo come  l'oceano.

Letto 2079 volte Ultima modifica il Venerdì, 06 Dicembre 2013 00:03
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