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Lunedì, 25 Maggio 2009 18:47

INTERVISTA AL REGISTA EMERGENTE FAUSTO CAVIGLIA

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INTERVISTA A UN REGISTA EMERGENTE: FAUSTO CAVIGLIA

di Danny B.

Quando hai iniziato a capire che avresti voluto fare il regista?

Ho iniziato a lavorare in pubblicità, dopo la laurea in scienze politiche, come copywriter. E ho iniziato a frequentare, nell’ambito di questo lavoro, dei set di spot pubblicitari anche se la mia partecipazione era da esterno perché collaboravo alla creazione dell’idea più che alla realizzazione. Nel corso di questo periodo mi sono reso conto che preferivo un’attività più legata alle immagini. Mi sono così iscritto a un corso di sceneggiatura e regia per avere un’idea di massima di quello che poteva essere il mondo del video. Quando è finita la mia esperienza da copywriter ho deciso di dedicarmi al video.

Quali difficoltà hai trovato all’inizio?

All’inizio il problema grosso è stato quello di comprendere veramente quello che succede durante la produzione. Per capirlo devi frequentare i set, cosa non semplice perché, comunque sia, è difficile essere scelti a lavorare in questo contesto senza avere una minima esperienza. Perché un set é una situazione di equilibrio: infatti i registi spesso tendono a riconfermare le persone con le quali hanno già lavorato piuttosto che prendere persone nuove con le quali è necessario scontare un periodo di conoscenza. Al tempo non mi rendevo conto di quanti ruoli esistono su un set cinematografico: ce ne sono davvero tanti.

Quello che ho fatto io é stato cercare di contattare dei produttori e di propormi agli amici che lavoravano nel settore e devo dire che, faticando, qualcosa sono riuscito a fare: all’inizio ho cominciato andando a vedere cosa succedeva, a fare delle assistenze, a fare facchinaggio sui set di documentari e cortometraggi. Naturalmente una gavetta fatta senza guadagnare niente. Ricordo che per mantenermi facevo lavori di diverso tipo anche non attinenti a quello che volevo fare: ho lavorato in magazzino, ho fatto interviste di marketing sui treni, sono andato ad insegnare ad usare il computer... Intanto le mie idee diventavano sempre più chiare. Dopo un po’ ho provato a proporre dei progetti. E i miei primi lavori sono stati dei videoclip: per i Sux!, gruppo indipendente milanese, e i Sursumcorda. Questi lavori sono stati apprezzati e anche premiati. “Questo istante” dei Sux! ha vinto il premio Fandango a Roma, il premio Divinazione a Milano e ha ricevuto diverse nomination al m.e.i. (meeting etichette indipendenti); questa cosa mi ha dato un po’ di visibilità ma anche molta credibilità tra le persone del settore. Da lì ho iniziato ad approfondire i miei studi di regia per dedicarmi di più a questa professione. Ho un po’ abbandonando la scrittura e ho cercato nel corso del tempo di crearmi dei collaboratori fissi per avere poi una troupe solida e affiatata. Dietro a tutto questo c’è un amore per il cinema che mi porto dietro da quando avevo vent’anni.

segue........

  Quali sono i registi che ti hanno più influenzato o comunque ispirato nel corso degli anni?   E’ difficile parlare d’influenza e di ispirazione perché credo sia una cosa molto difficile da individuare. Mi spiego meglio: quando giro non penso a un film o a un regista. Però è chiaro che andando spesso al cinema e vedendo tanti film, inconsciamente quando lavoro mi sento influenzato un po’ da quello che ho visto. E’ chiaro che ci sono dei registi che apprezzo più di altri, ma mi rendo conto che, andando avanti negli anni, tutte le volte che mi appassiono al lavoro di un regista, ne scopro altri, che magari non hanno avuto la ribalta dei grandi, ma che sono comunque entrati nella storia del cinema con film molto belli. Ecco, diciamo che vengo influenzato e ispirato in continuazione. Parliamo un po’ della situazione in Italia della distribuzione e della qualità, sia dei film importati sia dello spazio che i nostri registi hanno nel nostro paese, parlando non del cinema da botteghino ma del cinema d’autore o di qualità. Secondo te com’è la situazione in Italia?   E’ un discorso abbastanza complesso. Perché sembra che il problema stia non nella validità di un’idea ma nella possibilità di una distribuzione. Il distributore pensa al profitto e il profitto è legato a un prodotto sicuramente commerciale e quindi è più propenso a distribuire un tipo di cinema da botteghino piuttosto che un cinema d’autore o fatto con attori poco conosciuti. Certo, come si dice spesso nell’ambiente, é anche vero che chi ha talento e fa dei bei lavori, prima o poi viene fuori. Io ci credo abbastanza però non sempre è così; ho visto tanti film italiani di assoluto valore ai festival, anche all’estero, ma che poi non hanno avuto una distribuzione e non si sono mai visti nei circuiti italiani; questo mi porta a pensare che oltre a esserci una concorrenza spietata perché comunque ci sono tante persone che fanno questo tipo di lavoro, c’è anche un sistema che non premia veramente i meritevoli. Cosa ne pensi del cinema italiano odierno e quali sono i registi che preferisci? Parlando più da spettatore amante del cinema, piuttosto che da regista, posso dire questo: adesso che ci sono stati questi successi di Garrone e Sorrentino…Questa “rinascita del cinema italiano”… Ne siamo tutti contenti, certo. Però mi sorprende il fatto che vengano fuori solo ora. In realtà si seguono da anni. Io dico che i loro primi lavori sono meritevoli tanto quanto gli ultimi. Dopo il neorealismo, che è stato l’apice per il cinema italiano, ci sono sempre stati fenomeni isolati di grandi registi e non c’e’ più stato veramente un movimento riconoscibile. Oggi non é l’Italia il centro della cinematografia ma ha dei sussulti periodici, come dicevo legati perlopiù a registi, decisamente interessanti. Non credo quindi che si possa parlare di una rinascita del cinema nostrano in questo periodo. Credo nei registi che riescono a fare delle opere belle come : Crialese (Respiro - Nuovomondo) e i già citati Garrone (Terre di mezzo -L’imbalsamatore - Primo amore - Gomorra) e Sorrentino (L’uomo in più –Le conseguenze dell’amore – L’amico di famiglia – Il divo).E non sono i soli. Ci sono tanti altri registi minori o poco conosciuti che non hanno il successo di questi ultimi ma che fanno il loro lavoro con passione, professionalità e con ottimi risultati riuscendo magari a partecipare a dei festival importanti. In generale quello che posso vedere e sentire io è che è vero che oggi si parla molto di più di prima del cinema italiano ma ciò non vuol dire che ci sia un’effettiva rinascita. Visto il tuo percorso da regista, vedo che il tuo modulo espressivo si sta’ concentrando soprattutto sul cortometraggio. Raccontami un po’di questa tua scelta e perché ti trovi meglio in questa dimensione espressiva? Il cortometraggio e’ una forma di espressione che mi sono accorto essere molto più articolata e complessa di quella che pensavo. Spesso l’approccio al cortometraggio è un semplice esercizio, per poi arrivare a un lungometraggio e questa é una caratteristica che esiste e rimane; però ho notato andando a festival all’estero, parlando con registi e produttori stranieri, che il cortometraggio è anche un’espressione autonoma e indipendente: é una vera e propria forma d’arte con una vita propria. Questo mi ha aperto e allargato la visione su una forma di video che io ho scelto in questo periodo d’intraprendere e mi ha fatto prendere coscienza della possibilità di potermi esprimere attraverso dei cortometraggi pensandola come una forma indipendente e autonoma di espressione. Questo credo sia un passaggio fondamentale nel mio percorso. Oggi mi sento di poter dire dopo diversi anni da videomaker/filmaker di pensare al cortometraggio come a una forma di espressione importante tanto quanto un’altra. Dopodiché rimane anche un altro discorso aperto, e cioè che il cortometraggio non ha regole, ed e’ proprio questo il bello di questo tipo di espressione. Perché è libera, molto difficile da condizionare. Perciò più autentica. Questa idea la condivido con tanti “cortisti” stranieri che ho avuto modo di incontrare in tanti festival all’estero. Che differenze hai trovato, girando per festival all’estero, tra i cortometraggi stranieri e quelli italiani?   Ho trovato delle differenze sostanziali: in primo luogo dal punto di vista produttivo. All’estero ho avuto la sensazione che nei confronti del cortometraggio ci sia un’attenzione maggiore rispetto a quella che ha in Italia, se si pensa che attualmente le uniche due fonti di finanziamento dei cortometraggi in Italia sono il ministero e Sky cinema. Infatti ho appena finito di girare un cortometraggio per Sky cinema ed é stata una delle prime opere in cui avevo un finanziamento esterno. Per me è stato piuttosto interessante perché arrivo da anni bui sui cortometraggi, di lavori autoprodotti e pagati di tasca mia per avere un risultato finale. Cosa che agli occhi di un regista francese o tedesco o inglese é una cosa assurda, perché in quei paesi, e non solo, tu vieni riconosciuto come un cortista, una persona che fa dei cortometraggi. E per questo vieni aiutato a farne altri. In Italia siamo indietro su questo campo, la maggior parte della gente non sa che tipo di rappresentazione cinematografica sia, forse fra qualche generazione aumenterà la conoscenza, anche grazie a dei festival che danno visibilità a cortometraggi italiani come quello di Venezia a San Servolo, Arcipelago a Roma, la sezione cortometraggi del Torino film festival tanto per fare qualche nome. Rimane il fatto che per una casa di produzione produrre un cortometraggio e’ sicuramente un progetto che andrà sicuramente in perdita, quindi chi glielo fa fare di dare finanziamenti per una cosa che non avrà poi un ritorno economico? Da questo punto di vista i registi come me sono svantaggiati e si sentono impossibilitati e in difficoltà a portare a termine un progetto. Se ci fosse più attenzione su queste cose forse ci sarebbe anche una buona base e una buona cultura sui cortometraggi e anche un mercato e una distribuzione e quindi più possibilità di lavorare… dopodiché, se uno fa tanti cortometraggi, si rende conto di tante dinamiche, fa esperienza, e forse se gli capita l’occasione é sicuramente molto più pronto ad affrontare un discorso più complesso come quello del lungometraggio. O se rimane a fare corti, sono certo che saranno sempre migliori. Resta il fatto che io attualmente ho una vera passione per i cortometraggi, ne farei veramente tanti. Certo bisogna anche avere tante idee e anche belle. E qui si entra in un ambito più creativo e quindi più complesso da valutare. Raccontami nel tuo percorso artistico quali sono le tappe fondamentali che ti hanno portato o fatto capire che il ruolo da regista era quello che avresti voluto veramente fare. Se dovessi pensare alle tappe che mi hanno portato alla mia professione attuale direi che all’inizio e’ stato tutto una scoperta di un mondo nuovo. Il ruolo del regista si acquisisce in maniera graduale perché in realtà é un lavoro molto più razionale e di relazione con le altre persone, nel senso che il regista deve lavorare con tante persone e spesso diverse per personalità, approcci, sensibilità e attitudini. Insomma, ci vuole tempo. Nel corso del mio inserimento in questa professione, a poco a poco ho sentito dall’esterno delle risposte. All’inizio ho sperimentato diversi ruoli all’interno del set. Ma non li ho sentiti mai miei anche se comunque li facevo con molto entusiasmo. Non perché li sentivo secondari ma perché volevo più libertà sul set. Fino a quando non mi e’ successo di avere la possibilità e la libertà di sviluppare un progetto sul quale avrei avuto un ruolo primario sia creativamente che produttivamente. Infatti sono stato chiamato a realizzare un videoclip e alla fine tutto, sia in positivo che in negativo, sarebbe ricaduto su di me. E da lì ho capito che poteva essere una bella cosa fare il regista: avere tutta la pressione addosso, per sentirmi oltre che al centro della situazione, anche al centro di un mondo che é il set. La seconda tappa è stata quella di arrivare alla consapevolezza di avere delle responsabilità sul lavoro che é la cosa che mi motiva di più; e’ vero che tutti i ruoli, non solo quello da regista, hanno delle responsabilità sul set, altrimenti non sarebbe un lavoro, però io mi rendevo conto che per avere la massima motivazione volevo la massima responsabilità. La terza tappa é il riconoscimento da parte dell’esterno che ti dice: hai fatto un bel lavoro, hai talento, ci sono delle possibilità per te se ti applichi a questa professione. L’esterno come specchio delle cose che stai facendo, questa e’ la cosa fondamentale. La quarta tappa viene sempre dall’esterno: persone che hanno visto i tuoi lavori e gli sono piaciuti e vengono a cercarti per collaborare. Questo è quello che sento di poter dire. Tutto ciò mi ha portato a essere regista. Concludendo questa chiacchierata vorrei sapere quali sono i tuoi desideri nel campo del video clip, con che realtà o gruppi vorresti collaborare in Italia o all’estero? Mi piacerebbe lavorare con i gruppi che mi piacciono di più, quelli legati alla musica indipendente, sia americana che europea, più che altro perché penso che ci possa essere un incontro creativo. Io detesto i videoclip “bancomat:”: ci si vede quel giorno lì, si gira e poi si torna a casa. Io voglio avere un rapporto con i musicisti, voglio capire il gruppo, che tipo di storia ci sta dietro. A me non dispiacerebbe fare un video degli Arcade fire o dei Girls in Hawaii che mi piacciono molto. Per quanto riguarda i gruppi italiani sono molto legato a un gruppo: i Sursumcorda. Con loro sento di avere una fratellanza artistica e con loro spero di poter lavorare di più. Fuori dal contesto milanese i Giardini di Mirò sono un gruppo che m’ispira tantissimo perché hanno delle dinamiche nei suoni particolari, molto cinematografiche. Mi ricordo che una volta avevo pensato a un loro pezzo per un mio cortometraggio… Dal punto di vista di attori sia italiani che esteri con chi ti piacerebbe collaborare? Italiano mi e’ piaciuto molto Filippo Timi: e’ un ottimo attore. Poi due che mi piacciono tantissimo sono Margherita Buy e Sergio Castellitto, non sarebbe male collaborare con loro. Tra gli stranieri amo particolarmente Bruno Ganz per tante interpretazioni e poi ci sono una serie di attrici stupende con le quali tutti vorrebbero lavorare. E’ anche vero che nei momenti in cui penso a delle interpretazioni, anche nei deliri più completi, penso agli attori famosi. Perché più conosciuti. E magari non sono adatti per quella parte. Comunque andando a vedere film con produzioni indipendenti ci sono una marea di attori di secondo piano che sono veramente bravissimi, molti di questi mi piacerebbe coinvolgerli nei miei lavori. Mi piacerebbe coinvolgere anche gli attori di teatro, che sanno entrare subito nel personaggio e ti trasmettono un sacco di emozioni.   Fausto Caviglia ha collaborato per Sky Cinema , Alberto Osella & Partners , Road Movie ,Vixen Film, ITC Movie, Pitsch Production ,Haibun, e Cama Records.   Ha realizzato videoclip per Sux!, Sursumcorda, Lato, Volwo, Atleticodefina e Daniele Stefani.   Corti: The Script (2008) Men At Work (2008) Per sempre la vostra infanzia (2006) Marisa libera tutti (2002)   Riconoscimenti/premi   - per il cortometraggio "Men at work":   Circuito Off Venice International Short Film Festival 2008 – Venezia - Selezione ufficiale concorso nazionale Menzione Speciale della Giuria   Odense International Short Film Festival 2008 – Odense - Selezione ufficiale concorso internazionale   Reggio International Film Festival 2008 – Reggio Emilia - Selezione ufficiale concorso internazionale   Budapest International Short Film Festival 2008– Budapest - Selezione ufficiale sezione Informational Screenings     - per il cortometraggio “ Per sempre la vostra infanzia”:   Festival Arcipelago 2006 – Roma - Selezione ufficiale concorso nazionale   - per il videoclip “ Bambino”:   Premio Videoclip Italiano 2005 – Faenza - Selezione ufficiale - per il videoclip “Questo Istante”:   Fandango – Roma - Miglior videoclip al videoclipped the radio stars 2004 TV Moda – Divinazione – Milano - Miglior videoclip della rassegna “ad occhi aperti” 2004 MTV Brand New Channel – Milano - Video novità Premio Videoclip Italiano 2004 – Faenza – Selezione ufficiale   - per il videoclip “Via!”:   All music – Milano - Rotazione nel programma “Azzurro”   - per il cortometraggio “Marisa libera tutti”:   Torino Film Festival 2002 Spazio Torino Chianciano film festival 2003 Selezione ufficiale Stream TV Rotazione in programmi dedicati ai cortometraggi   E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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Letto 2260 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2013 22:40