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Martedì, 23 Febbraio 2010 18:46

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 NO LOGO-Economia globale e nuova contestazione- di NAOMI KLEIN

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Recensione di DANNY B

Più che una recensione, la mia vuole essere un invito alla lettura, poiché questo libro e’ oramai uscito da diversi anni ma e’ comunque una di quelle letture fondamentali per capire il mondo in cui viviamo: economia globale e nascita del movimento no global, il cui tentativo è di far prendere coscienza mostrando l’orrore che sta dietro alla realtà delle multinazionali e dei marchi.

  Il cardine del libro della KLEIN è una semplice tesi:”quante più persone verranno a conoscenza dei segreti della rete globale dei marchi e dei logo, tanto più la loro indignazione alimenterà il grande movimento politico che si sta formando, cioè una vasta ondata di contestazione che prenderà di mira proprio le società multinazionali, in particolare quelle con i marchi più conosciuti”. Il libro si apre raccontandoci la storia del Branding, di come un marchio da semplice icona possa diventare un credo o un modo di vita e di come l’esigenza delle aziende di affermare l’identità del proprio marchio stia ingaggiando, all’interno di istituzioni come le scuole, una lotta con lo spazio pubblico e privato, con le identità dei giovani, con il concetto di nazionalità, con l’esistenza stessa di spazi non commercializzati. La scrittrice ci racconta come le multinazionali sono diventate così grandi e potenti da soppiantare i governi; il loro primo obiettivo e concentrare tutti gli investimenti sul BRANDING cioè sulla cultura del marchio e non tanto sulla produzione che viene subappaltata a aziende che spostano la fabbricazione dei prodotti nei paesi del terzo mondo, dove la mano d’opera costa pochissimo e dove non esistono sindacati per tutelare condizioni di lavoro e paghe sufficienti per la sopravvivenza dei lavoratori. Sia l’attivismo antiaziendale che le indagini condotte sulle pratiche delle compagnie multinazionali, infatti ci rendono consapevoli che le aziende non si limitano a fornire prodotti che noi chiediamo, ma sono anche le più potenti forze politiche del nostro tempo. La Klein per documentare le inumane condizioni dei lavoratori di queste aziende fantasma va in visita in Indonesia , nelle Filippine e in centro america, in cui i lavoratori vivono in territori”senza legge”, in zone franche rispetto ai loro governi, in cui le aziende impongono una propria legge per cui i lavoratori per difendere i propri interessi sono continuamente costretti ad agire “illegalmente” in prima persona. Inoltre ci racconta le varie forme di sovversione dalla “culture jamming” dei sabotatori di annunci pubblicitari, i rave cittadini del movimento “Reclaim the Streets”, il movimento internazionale dei ciclisti di “Critical Mass”che si radunano periodicamente per bloccare il traffico esprimendo una protesta simbolica contro l’indifferenza politica nei confronti dei grandi problemi socio-ambientali.Si tratta quindi di un movimento complesso e variegato. Secondo la mia personale opinione l’etichettamento di questo vastissimo movimento col solo concetto di NO-GLOBAL sminuisce la carica di rinnovamento e rivoluzione della parte insofferente e sovversiva dell’umanità, come se i potenti dicessero: “state tranquilli tanto sono solo piccole voci di dissenso che presto si spegneranno”. Leggendo il libro della Klein ci si rende conto di quanto un etichetta possa stare stretta a questo movimento così variegato e così attivo e che speriamo ponga le basi per un mondo migliore, gettando i germogli per una politica fatta dalle persone in risposta ai bisogni fondamentali individuali e di gruppo (non da quei governi che non rappresentano più le idee e bisogni dei popoli); anche istituendo organi di controllo capaci di documentare e combattere le nefandezze e i crimini delle multinazionali, anticipando l’inevitabile fallimento del capitalismo selvaggio e del mercantismo e riconvertendo la società della tecnica in una nuova era di società…una new reinassence…. democratica, multietnica, multiculturale ed ecologicamente orientata a evitare un’ autodistruzione nichilista del nostro pianeta.           ne, la mia vuole essere un invito alla lettura, poiché questo libro e’ oramai uscito da diversi anni ma e’ comunque una di quelle letture fondamentali per capire il mondo in cui viviamo: economia globale e nascita del movimento no global, il cui tentativo è di far prendere coscienza mostrando l’orrore che sta dietro alla realtà delle multinazionali e dei marchi. Il cardine del libro della KLEIN è una semplice tesi:”quante più persone verranno a conoscenza dei segreti della rete globale dei marchi e dei logo, tanto più la loro indignazione alimenterà il grande movimento politico che si sta formando, cioè una vasta ondata di contestazione che prenderà di mira proprio le società multinazionali, in particolare quelle con i marchi più conosciuti”. Il libro si apre raccontandoci la storia del Branding, di come un marchio da semplice icona possa diventare un credo o un modo di vita e di come l’esigenza delle aziende di affermare l’identità del proprio marchio stia ingaggiando, all’interno di istituzioni come le scuole, una lotta con lo spazio pubblico e privato, con le identità dei giovani, con il concetto di nazionalità, con l’esistenza stessa di spazi non commercializzati. La scrittrice ci racconta come le multinazionali sono diventate così grandi e potenti da soppiantare i governi; il loro primo obiettivo e concentrare tutti gli investimenti sul BRANDING cioè sulla cultura del marchio e non tanto sulla produzione che viene subappaltata a aziende che spostano la fabbricazione dei prodotti nei paesi del terzo mondo, dove la mano d’opera costa pochissimo e dove non esistono sindacati per tutelare condizioni di lavoro e paghe sufficienti per la sopravvivenza dei lavoratori. Sia l’attivismo antiaziendale che le indagini condotte sulle pratiche delle compagnie multinazionali, infatti ci rendono consapevoli che le aziende non si limitano a fornire prodotti che noi chiediamo, ma sono anche le più potenti forze politiche del nostro tempo. La Klein per documentare le inumane condizioni dei lavoratori di queste aziende fantasma va in visita in Indonesia , nelle Filippine e in centro america, in cui i lavoratori vivono in territori”senza legge”, in zone franche rispetto ai loro governi, in cui le aziende impongono una propria legge per cui i lavoratori per difendere i propri interessi sono continuamente costretti ad agire “illegalmente” in prima persona. Inoltre ci racconta le varie forme di sovversione dalla “culture jamming” dei sabotatori di annunci pubblicitari, i rave cittadini del movimento “Reclaim the Streets”, il movimento internazionale dei ciclisti di “Critical Mass”che si radunano periodicamente per bloccare il traffico esprimendo una protesta simbolica contro l’indifferenza politica nei confronti dei grandi problemi socio-ambientali.Si tratta quindi di un movimento complesso e variegato. Secondo la mia personale opinione l’etichettamento di questo vastissimo movimento col solo concetto di NO-GLOBAL sminuisce la carica di rinnovamento e rivoluzione della parte insofferente e sovversiva dell’umanità, come se i potenti dicessero: “state tranquilli tanto sono solo piccole voci di dissenso che presto si spegneranno”. Leggendo il libro della Klein ci si rende conto di quanto un etichetta possa stare stretta a questo movimento così variegato e così attivo e che speriamo ponga le basi per un mondo migliore, gettando i germogli per una politica fatta dalle persone in risposta ai bisogni fondamentali individuali e di gruppo (non da quei governi che non rappresentano più le idee e bisogni dei popoli); anche istituendo organi di controllo capaci di documentare e combattere le nefandezze e i crimini delle multinazionali, anticipando l’inevitabile fallimento del capitalismo selvaggio e del mercantismo e riconvertendo la società della tecnica in una nuova era di società…una new reinassence…. democratica, multietnica, multiculturale ed ecologicamente orientata a evitare un’ autodistruzione nichilista del nostro pianeta.
Letto 1690 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2013 22:40
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