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Martedì, 30 Novembre 2010 23:01

“RIBELLI CON STILE - un secolo di mode radicali”di Matteo Guernaccia

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Recensione di Danny B

 

 

 

La possibilità che una persona possa decidere di vestirsi come più le aggrada, è oggi una realtà ben consolidata in gran parte dell’occidente. Le uniche limitazioni sono date dal proprio gusto personale. Eppure, ciò che oggi ci appare così naturale è una conquista relativamente recente. L’abito e l’acconciatura erano rigorosi segnali di appartenenza di classe o di istituzione. La disciplina delle apparenze serviva a stabilire distanze gerarchiche. Cambiarsi d’abito significava totalmente sfidare l’ordine sociale ed era punito da una folle legislazione che fu abolita solo con la rivoluzione francese, con uno dei primi provvedimenti dell’assemblea nazionale che abolì ogni distinzione di classe data dal tipo di vestiario, proclamando solennemente la libertà di abbigliamento come diritto fondamentale dell’uomo. Questo libro racconta la storia dal punto di vista del costume, delle realtà non omologate, da inizio novecento fino ai giorni nostri , affrontando il “libero”costume delle scene giovanili “ribelli” , nate in contrapposizione alle corrispondenti culture di massa. Partendo dai Bohemien fino ad arrivare alla realtà sintetica degli odierni “ravers” e “clubbers” l’autore fa una carrellata con approfondimenti su realtà “deviate“ sia note (Biker,Rockabilli,Esistenzialisti,Teddy Boy, Beat, Beatnik, Mod, Raggare, Rocker, Skater, Surfer , Hippie, Punk, Glam, Rasta, Hip Hop, Raver, Traveller) sia meno conosciute (Apache, Wandervogel, Squadristi,Rebeti, Sorelle della Strada, Flapper, Wilde Cliquen, Edelweiss Piraten, Zootie, Viper, Swingjugend, Zazou, Gutai, Gammler, Provo, Stilyagi, Hot rodder)

Interessante notare come, dall’analisi di queste particolari realtà, emerga in che modo queste siano state sfruttate come ispirazione estetica dal mondo mainstream dell’abbigliamento, che le ha assorbite e svuotate del loro contenuto rivoluzionario per poi riproporle, oramai innocue, alla massa sotto forma di prodotto consumistico. Il modo di vestire sovversivo decontestualizzato, tipico del mondo della moda, può benissimo far a meno dell’adesione all’idea di riferimento. Oggigiorno il vestirsi fuori dai cliché imperanti della nostra società non è visto come ribellione ma come “ moda”, essere “trendy “ non crea esclusione, ma interesse da parte degli altri e oramai vestirsi “alternativo”, eccentrico è svuotato di ogni contenuto ideologico culturale .

La controcultura dal punto di vista del costume è ormai stata addomesticata e depotenziata del suo nucleo ribelle e resa innocua come ogni prodotto su un qualsiasi scaffale di un qualsiasi negozio, concetto che bene è espresso nella frase:”Tutti vogliono essere ribelli, pochi vogliono essere ribelli sul serio”.

 

 

 

Letto 1404 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2013 22:40