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Venerdì, 07 Gennaio 2011 21:53

“JUST KIDS” di Patty Smith_(2010-feltrinelli editore)

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Troppo spesso quando pensiamo ai grandi artisti, poeti, cantanti non ci rendiamo conto che dietro la facciata pubblica si nascondono storie e vite di persone straordinarie che hanno scavato nel profondo di loro stessi e della loro realtà per poi risalire e trasformare la loro esperienza di vita in arte.

Ecco perché è importante per accrescere il nostro bagaglio esperienziale, leggere le biografie dei grandi personaggi soprattutto quelle scritte da loro stessi. E’ proprio il caso di Patty Smith che in “Just kids” ripercorre la sua vita dall’infanzia con la famiglia a Chicago, fino al suo arrivo a New York e all’incontro con Robert Mapplethorpe , talentuoso artista-fotografo a cui è dedicato questo libro; con lui intraprende una profonda relazione e uno scambio artistico di reciproca ispirazione e conforto soprattutto nei primi periodi in cui, il dedicarsi all’arte, era l’unica via di fuga dalla difficile vita nella grande mela, fatta di lavori insoddisfacenti e sotto pagati e di pranzi e cene saltati per mancanza di soldi. “Eravamo entrambi dei sognatori, ma era Robert quello che si dava da fare perché le cose si avverassero. Io mioccupavo dei soldi, ma lui aveva la convinzione e la concentrazione necessarie. Aveva piani per sé e pure per me. Voleva che facessimo dei passi avanti nella nostra arte”. La fiamma che li animava e li faceva andare avanti era il loro rapporto e la passione per la ricerca creativa che, come per molti artisti trasforma la tetra, dura, grigia realtà circostante in un mondo parallelo fatto di sogno e arte. Forse non molti sanno che Patty prima di diventare cantante era prima di tutto poetessa e artista di arti visive, il suo arrivo al canto è avvenuto pian piano in un percorso fatto di piccoli e grandi incontri e avvenimenti. Lei stessa diceva:”Non mi va di cantare. Voglio soltanto scrivere canzoni per Robert. Voglio essere una poetessa, non una cantante”, voleva essere un’artista ma prima di tutto voleva che la sua arte avesse un significato. Patty era anche una rivoluzionaria nel modo di vedere l’arte come mezzo per diffondere controcultura e cosa c’era di più rivoluzionario in quel periodo se non quello di unire le parole al rock’n’roll e di cantarle con un microfono sul palco? La nostra cantantessa ha vissuto in un periodo unico del novecento, sia rispetto all’arte che rispetto agli avvenimenti storici: pieno di speranze, cambiamenti e rivoluzioni, ma anche pieno di guerre , violenze e disillusioni. Patty ha avuto la capacità come artista di assimilare gli avvenimenti e gli stimoli circostanti e di trasformarle in opere che rispecchiavano lo spirito del tempo, ma è anche stata capace di stare fuori dagli schemi e ai margini delle convenzioni diventando il lume d’ispirazione delle successive generazioni di artiste e soprattutto di cantanti. Inoltre New York in quegli anni era anche il centro mondiale dell’arte e della musica, per cui Patty e Robert poterono entrare in contatto e assorbire ispirazione dai grandi personaggi del periodo. “Indossavo un lungo abito blu di rayon a pois bianchi e un cappello di paglia, il mio completo da la valle dell’Eden. Al tavolo alla mia sinistra Janis Joplin teneva banco con la sua band. Più lontano, sulla destra c’erano Grace Slick e i Jefferson Airplane . All’ultimo tavolo di fronte alla porta c’erano Jimi Hendrix, con il capo chino mangiava col cappello in testa dirimpetto a una bionda”. In questa New York inoltre Patty entra in contatto con la pop-art di Warhol, con i Velvet Underground, frequenta il CBGB e i Television , conosce Jim Morrison e vede i Doors dal vivo, fa le sue prime esperienze psichedeliche, il tutto sarà la base esperienziale e l’ispirazione per il suo futuro percorso d’artista, poetessa e cantante.    
Letto 1262 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Febbraio 2013 22:40