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Recensioni letterarie

Recensioni letterarie (9)

di M.Watkinson-P.Anderson

recensione libro di Danny B.

Su Roger Keith Barrett detto Syd , cantante, chitarrista e fondatore dei Pink Floyd, è stato detto e scritto tantissimo. Questa biografia, a mio parere, riesce più di altre a cogliere, oltre al suo lato mitico anche il lato umano e disperato. Per me Barrett da quando ho iniziato ad approfondire vita e opere, ero allora un 16enne, mi ha profondamente influenzato e ispirato soprattutto per la sua visione di arte e musica. Il suo approccio a questo mondo parte dalla pittura e questo si sente molto nelle sue composizioni soniche che sono quadretti di vita di strani personaggi, schizzi di colore, variopinti riff chitarristici e dilatazioni musical cromatiche, l’uso delle corde della chitarra come pennelli che creano caleidoscopi sonici. Come un pifferaio magico Syd ipnotizzava il suo pubblico portandolo in un mondo parallelo fatto di visioni fiabesche che potevano anche diventare visioni terrificanti e spettrali. Era un artista in bilico tra viaggi senza ritorno e ponti tra il nulla e il sogno, tra il baratro e l’estasi, tra gioia e dolore tra psichedelica sintetica ed energia naturale. Quanto l’uso di lsd abbiano influenzato le opere pittoriche e musicali di Syd è un dato di fatto, tenendo conto però che questo tipo di sostanze amplificano qualcosa che nel mondo mentale del nostro autore era già presente. Quindi possiamo dire che sicuramente l’hanno aiutato ad aprire la mente verso questi lidi compositivi, ma di certo fondamentale è stato il suo talento primario. Purtroppo la sua fragilità psichica non è riuscita a reggere la pressione della macchina commerciale che si era creata attorno a lui, già a partire dai primi successi e lo ha portato ad ammalarsi e a ritirarsi a vita privata per proteggersi dalla pressione dei meccanismi strumentalizzanti dell’industria musicale che stava ledendo il suo spirito libero da artista totale.

Syd Barrett è forse nel mondo della musica uno degli artisti più idolatrati rispetto alla sua esigua mole di produzione che conta con i Pink Floyd :“Piper at the gates of dawn” di cui è autore di tutti i pezzi e “A sourceful of secrets” nel cui disco firma solo una canzone ”Jugband blues”. Poi dopo l’abbandono del gruppo registra due album solisti, che sono stati poco considerati dal grande pubblico ma che secondo me sono interessantissimi e da ascoltare per comprendere meglio la grandezza artistica di Syd: il primo “the madcap laughs” e il secondo “Barrett”. Consiglio a tutti di approfondire con la lettura di questo libro o andando sul sito ufficiale dedicato a lui (www.sydbarrett.com) la conoscenza di questo musicista chiave nella storia del pop-rock psichedelico, soprattutto perché ha rappresentato il migliore periodo compositivo dei Pink Floyd come chitarrista-autore e punto d’ispirazione principale per Gilmour e soci che, dopo la sua dipartita dal gruppo, hanno composto la canzone “Shine on you crazy diamond” o l’album “Wish you were here” dedicate proprio a Syd.

 

Troppo spesso quando pensiamo ai grandi artisti, poeti, cantanti non ci rendiamo conto che dietro la facciata pubblica si nascondono storie e vite di persone straordinarie che hanno scavato nel profondo di loro stessi e della loro realtà per poi risalire e trasformare la loro esperienza di vita in arte.


Recensione di Danny B.

Da quando l’arte ha incontrato il pop sono ormai passati più di quarant’anni. E questo connubbio, da allora non ha più smesso di creare realtà meravigliose. Questo libro ricostruisce questo rapporto creativo con una ricchezza e densità di informazioni rivolte sia agli esperti che ai neofiti. Inizia partendo dalla copertina di “Sgt.pepper’s lonely hearts club band” dei Beatles a opera di Peter Blake, considerato uno degli artisti seminali della Pop Art inglese e anticipatore  nella ripetizione seriale dell’immagine, per poi passare ai  Velvet Underground and Nico con il loro primo disco, prodotto da Andy Warhol :  questo album fu praticamente ignorato dal grande pubblico perchè impossibile da digerire per il mercato commerciale e anche lontano dalla controcultura hippie-flowerpower di quel periodo, un prodotto discografico molto avanzato rispetto alla scena musicale dell’epoca;  possiamo tranquillamente definirlo infatti,  un disco di punk- seminale di cui Brian Eno disse:”soltanto cento persone acquistarono il primo disco dei Velvet Underground, ma ciascuno di quei cento oggi o è un critico musicale o è un musicista rock”.
L’autore si sofferma  inoltre su Mario Schifano definito unica rockstar dell’arte italiana, da molti ritenuto esponente di punta della pop art italiana e erede di Andy Warhol,  che come lui collabora producendo un gruppo musicale: “Le Stelle di Mario Schifani”. Il loro primo e unico album”dedicato a” del 1967 è una pietra miliare nella storia della musica italiana e ancora oggi all’avanguardia.  
Il capitolo successivo prendendo spunto della frase di Yoko Ono che definisce il suo compagno John Lennon “punk prima di Sid Vicious e rapper prima dei rapper”, approfondisce il loro rapporto artistico e di contestazione musical-culturale: dal loro primo incontro fino alla Plastic Ono Band. Per  poi passare al menestrello-poeta ispiratore di John Lennon e soci: Bob Dylan una degli artisti più versatili forse nella storia del rock’n’roll. E poi è la volta del guru della psichedelica Captain Beefheart  , di Joni  Mitchell che non è solo nota per la musica, ma anche per la sua passione e talento per le arti pittoriche e di David Bowie artista totale che esplora la creatività  in ogni sua forma. L’autore poi si muove verso il punk di Londra parlando di: Malcom McLaren-Vivienne Westwood , della nascita dei Sex pistols e della scena underground di New York con L’east village, la Bowery lo storico locale CBGB’s e poi gli artisti come Keith Haring,  Jean-Michel Basquiat (dai quali nasce  una nuova forma di mentalità artistica basata su un nuovo tipo di stile , lo street style) e dove il rock può essere linguaggio sperimentale senza perdere immediatezza del sound, come succede con la cantantessa del rock Patty Smith e David Byrne e i suoi Talking Heads.
Viene anche presentata la città di Manchester con la Factory di Tony Wilson,i Joy Division e la scena poi diventata famosa con il nome di” Madchester”. Ambientati a New York invece,  la storia dei Sonic Youth (una delle band più influenti negli ultimi decenni) e dell’art rock degli anni 80, periodo in cui questa città divenne il centro mondiale  dell’arte, dove giovani artisti, da un giorno all’altro, diventavano  famosi, ricchi e osannati come rock star .
L’autore, prima di arrivare alla nascita ed estetica del video clip si sofferma sui fotografi del rock, dividendoli tra fotografi puri (Herb Ritts, Richard Avedon, Annie Leibowits, Irvine Penn e Bruce Weber) e artisti-fotografi (Andreas Gursky,  Anton Corbijn e David LaChapelle); questi ultimi si distinguono dai tecnici per il diverso approccio al mezzo fotografico che viene piegato alle loro esigenze poetiche. Questa cerchia di catturatori e  elaboratori di istantanee del reale ha fatto si che le foto fissassero l’immagine dei vari personaggi musicali rendendoli immortali perché “la storia del rock è innanzitutto una storia di stile, il racconto di una rivoluzione capace di trasformare la società occidentale attraverso le immagini ancora prima che con i suoni”.
E così l’autore arriva a narrare del rapporto tra cinema e rock (Tommy, Quadrophenia, the Rocky Horror Picture Show)  per poi arrivare alla svolta del videoclip il cui ingresso nel mondo della musica conquista anche l’universo artistico, descrivendo il lavoro di grandi registi come Chris Cunningham (Bjork, Aphex Twin, Placebo, Madonna), Floria  Sigismondi (Marilyn Manson, Sigur Ròs), Michel Gondry (Lenny Kraviz, Massive Attack,  Bjork, Rolling  Stones, Daft Punk, Chemical Brothers, Radiohead) e molti altri.
L’autore presenta poi il connubio artistico  tra Bjork  e Matthew Barney e una carrellata sulla musica britannica anni 90 e sulla contemporanea scena artistico-musicale statunitense, per poi concludere con uno sguardo al panorama musicale italiano. Insomma un affascinante  viaggio nel trasversale mondo musica-arte e cultura pop ricco di aneddoti e approfondimenti di grande interesse. Assolutamente da leggere.









Recensione di Danny B

 

 

 

La possibilità che una persona possa decidere di vestirsi come più le aggrada, è oggi una realtà ben consolidata in gran parte dell’occidente. Le uniche limitazioni sono date dal proprio gusto personale. Eppure, ciò che oggi ci appare così naturale è una conquista relativamente recente. L’abito e l’acconciatura erano rigorosi segnali di appartenenza di classe o di istituzione. La disciplina delle apparenze serviva a stabilire distanze gerarchiche. Cambiarsi d’abito significava totalmente sfidare l’ordine sociale ed era punito da una folle legislazione che fu abolita solo con la rivoluzione francese, con uno dei primi provvedimenti dell’assemblea nazionale che abolì ogni distinzione di classe data dal tipo di vestiario, proclamando solennemente la libertà di abbigliamento come diritto fondamentale dell’uomo. Questo libro racconta la storia dal punto di vista del costume, delle realtà non omologate, da inizio novecento fino ai giorni nostri , affrontando il “libero”costume delle scene giovanili “ribelli” , nate in contrapposizione alle corrispondenti culture di massa. Partendo dai Bohemien fino ad arrivare alla realtà sintetica degli odierni “ravers” e “clubbers” l’autore fa una carrellata con approfondimenti su realtà “deviate“ sia note (Biker,Rockabilli,Esistenzialisti,Teddy Boy, Beat, Beatnik, Mod, Raggare, Rocker, Skater, Surfer , Hippie, Punk, Glam, Rasta, Hip Hop, Raver, Traveller) sia meno conosciute (Apache, Wandervogel, Squadristi,Rebeti, Sorelle della Strada, Flapper, Wilde Cliquen, Edelweiss Piraten, Zootie, Viper, Swingjugend, Zazou, Gutai, Gammler, Provo, Stilyagi, Hot rodder)

Interessante notare come, dall’analisi di queste particolari realtà, emerga in che modo queste siano state sfruttate come ispirazione estetica dal mondo mainstream dell’abbigliamento, che le ha assorbite e svuotate del loro contenuto rivoluzionario per poi riproporle, oramai innocue, alla massa sotto forma di prodotto consumistico. Il modo di vestire sovversivo decontestualizzato, tipico del mondo della moda, può benissimo far a meno dell’adesione all’idea di riferimento. Oggigiorno il vestirsi fuori dai cliché imperanti della nostra società non è visto come ribellione ma come “ moda”, essere “trendy “ non crea esclusione, ma interesse da parte degli altri e oramai vestirsi “alternativo”, eccentrico è svuotato di ogni contenuto ideologico culturale .

La controcultura dal punto di vista del costume è ormai stata addomesticata e depotenziata del suo nucleo ribelle e resa innocua come ogni prodotto su un qualsiasi scaffale di un qualsiasi negozio, concetto che bene è espresso nella frase:”Tutti vogliono essere ribelli, pochi vogliono essere ribelli sul serio”.

 

 

 

Giovedì, 18 Novembre 2010 18:32

“ANGELI A PEZZI” di Dan Fante

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Quanto ho adorato i romanzi del padre di questo autore, John Fante (uno dei più brillanti scrittori americani dell’ultimo secolo), in particolare“Chiedi alla polvere” e quanto mi sono incuriosito scoprendo che anche suo figlio è uno scrittore. Dan Fante: il cui primo romanzo “Angeli a pezzi” è un opera di tipo autobiografico, raccontata attraverso gli occhi di Bruno Dante protagonista e suo alter-ego. Il romanzo narra il suo ritorno a Los Angeles sua città natale, per dare l’ultimo saluto al padre Johnatan in letto di morte.

Lo stile narrativo di Dan è avvincente, maledetto , rock’n’roll, scava nel torbido di sé tanto da dare al personaggio una profonda e umana disperazione che avvicina Bruno a grandi maledetti personaggi quali “The junkie” di Borroughs, ma anche ” Il lercio” di Irvine Welsh; lo stile di scrittura fatto di protagonisti umili, disperati che si dibattono e si barcamenano nell’America degli sbandati con una poesia incentrata nell’inferno quotidiano, ricorda molto lo stile e la poeticità di un altro grande autore:Raymond Carver.

Un romanzo da cui sgorga l’amore e il rispetto che Dan ha per il padre. Sempre stimato e la cui arte vuole emulare per cercar di sfuggire a una realtà pesante fatta di alcolismo,autolesionismo ospedali psichiatrici e un matrimonio in naufragio.

Edito da ShaKe edizioni 2008-www.shake.it

Recensione di Danny B.

Questo libro rappresenta una lettura fondamentale per chi ha amato e ama il punk in tutte le sue sfumature. La maggior parte di noi conosce  probabilmente la prima esplosione e la veloce scomparsa della prima ondata di questo genere musicale tra il 1976 e 1978 con gruppi tipo: Sex Pistols, Clash, Damned,Buzzcocks, Stiff little fingers e altri. Ma pochi conoscono come il punk  si sia sviluppato negli anni successivi, diventando un fenomeno radicato nel sottosuolo musicale,  sociale e politico. Come in America, in risposta  alla recessione e all’era Reagan nasce il punk hardcore (vedi la mia recensione del film american hardcore), in Inghilterra la  politica repressiva e conservatrice della Thatcher fa sorgere

Mercoledì, 24 Febbraio 2010 10:25

Shock economy

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SHOCK ECONOMY-L’ascesa del capitalismo dei disastri-Di Naomi Klein

Recensione di DANNY B.

economy

La lettura di questo libro è fondamentale per capire come la storia del nostro pianeta negli ultimi quaranta anni sia così legata e influenzata dall’economia delle nefandezze, soprattutto da quella statunitense dagli anni ’60 in poi, fino all’avvento di Obama che ha ridato un po’ di speranza di cambiamento.

Mercoledì, 24 Febbraio 2010 10:22

Caos Asia

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Recensione di ‘ CAOS ASIA’ Il fallimento occidentale nella polveriera del mondo

di AHMED RASHID

Milano, Feltrinelli editore, 2008

 caos

In occidente siamo abituati dai mass-media a un’idea del mondo mediorientale come una entità compatta e violenta contro tutto ciò che è occidentale, di fatto ne sappiamo veramente poco:

Martedì, 23 Febbraio 2010 18:46

NO LOGO

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 NO LOGO-Economia globale e nuova contestazione- di NAOMI KLEIN

nologo

Recensione di DANNY B

Più che una recensione, la mia vuole essere un invito alla lettura, poiché questo libro e’ oramai uscito da diversi anni ma e’ comunque una di quelle letture fondamentali per capire il mondo in cui viviamo: economia globale e nascita del movimento no global, il cui tentativo è di far prendere coscienza mostrando l’orrore che sta dietro alla realtà delle multinazionali e dei marchi.