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Recensioni musicali

Recensioni musicali (21)

Dirty-beaches-drifters-love-is-the-devil-2013-zoo-music

 

 

 

 

Alex Zhang Hungai AKA Dirty Beaches nasce nel 1980 a Taipei in Cina, fin da giovane intraprende una vita da nomade sonico che lo porta a New York , Etobicoke(Canada), Honululu, San Francisco , Vancouver, Montreal e in fine Berlino. Come dice lui stesso in un’intervista la sua vita è come un loop di vissuti che lo portano  a trasferirsi da un luogo all’altro a causa della sua irrequietezza che non gli permette di ambientarsi e radicarsi in un luogo specifico, anzi raggiunge la sua stabilità proprio in questo costante spostamento. Il tema della precarietà, delle  radici, del viaggio è fondamentale per capire la musica e l’opera di Dirty Beaches.
Alex inizia il suo percorso musicale come one-man-band a Montreal nel 2005 componendo musica drone strumentale, colonne sonore di film e molti video la maggior parte diretti da lui stesso. Affascinato dalla musica blues, rockabilly, soul, RNB e hip hop e dal cinema inizia a sperimentare realizzando innumerevoli Ep, che lo portano alla realizzazione del primo vero e proprio album nel 2011: Badlands. L’album ultra incensato dalla critica(prende anche una nomination al Polar Music prize: il nobel della musica)è dedicato alla musica che ascoltava suo padre, è infatti incentrato sul rock-blues anni 50. E’ un album ancora influenzato dalla forma canzone tradizionale seppur con un forte approccio sperimentale.
L’ultimo suo lavoro Drifter/Love is the devil è un doppio lp iniziato a  Montreal e finito a Berlino, nello studio di Anton Newcombe mentore del gruppo BrianJonastownMassacre( suo grande estimatore)ed è coadiuvato per la prima volta da una vera band composta da diversi elementi: il chitarrista Shub Roy, il musicista elettronico Bernardino Femminielli, il sassofonista Francesco De Gallo e il batterista Jesse Locke che già collaboravano con Alex.
L’ approccio a questo nuovo capitolo sonico è molto diverso dal precedente, soprattutto nell’uso di veri e propri strumenti e senza l’utilizzo di campioni. La Forma canzone è molto più sperimentale, le influenze di base(hip pop/blues/rockabilly/psichedelia/elettronica) sono scavate fino all’osso creando un altrove musicale con profumi no wave fine anni 70(Suicide), atteggiamenti vocali alla Nick Cave periodo Birthday Party, ma anche sperimentazioni che risentono della scuola Glenn Branca.
Nel metodo compositivo Alex può essere considerato un songwriter “visuale” sotto vari aspetti, se ascoltiamo varie  sue composizioni e chiudiamo gli occhi è facile che ne scaturiscano immagini. Come lui dichiara in un’intervista il suo approccio compositivo si avvicina molto al processo di realizzazione di un film: partendo da un personaggio, una storia o un paesaggio, inizia una ricerca, pensando al suono come soggetto principale fino alla sua definizione più completa, a quel punto inizia la stesura dei testi come fosse una storyboard di un film.
Le  traccie che aprono l’album “Night walk”,”I dream in neon” e ”Casino Lisboa” sono ancora composizioni che echeggiano a “badlands”: primitivi giri di basso, vocals da blues post atomico e tastierine psichedeliche che rimandano a una suono della confusione di rimembranze spacemen3. Su “Belgrade” abbiamo già un’evoluzione, niente cantato, giro di basso ossessivo (techno oriented) con tappetone di tastiere lineari che contrapponendosi creano un bilanciamento perfetto tra ritmo e armonia. In “Elli” il minimalismo ne fa da padrone, synth pop e drum machine asciuttissima con Alex che canta quasi parlando all’orecchio di questa fatidica Elli. In “Aurevoir mon visage”, una ossessiva batteria elettronica fa da sfondo agli sfoghi vocali di Alex in francese, scaturendo in qualcosa di ostico ma al tempo stesso di assolutamente originale. Da qui in poi Alex ritorna alle sue origini di musicista di colonne sonore. In “ Mirage hall” crea  un noire movie ancora da girare, una proto-elettronica krafterkiana con lo sfogo cantato che ne determina la storyboard. In “Landscape in the mist” ci si addentra in un film di fantascienza, una musica  drone  crea lo sfondo, accompagnata da un  sax in improvvisazione che come un pennello colora il tutto di tonalità crepuscolari. In ”This is not my city”la sperimentazione assume toni ambient e scuri con un pianoforte minimale che segna il passaggio e la cadenza del tempo che passa. Mentre “Love is the devil” e come la calma dopo la tempesta che ha spazzato via tutto e la musica è li a rappresentare la tristezza e la malinconia per ciò che non c’è più. In”Greyhound at night” continua l’approccio drone con in sottofondo un sax  come se fosse un seguito alla traccia “landescape in the mist”.In “Alone at the Danube river” ritorna la chitarra in un blues a bassa fedeltà che ripete all’infinito lo stesso giro creando una scena filmica in sospensione tra sogno e realtà accompagnata da tastiere  che proiettano la scena in un altrove scenico che è rappresentato dalla traccia successiva. In ”woman” la musica è ossessiva, schizzoide, ripetitiva in un loop arpeggiato che non lascia via di uscita, il tutto contrapposto a note di pianoforte improvvisato sullo sfondo che creano assieme un’ atmosfera tetra e scura. Il titolo “I don’t how to find my way back to you” esprime benissimo ciò che la musica comunica in questa traccia, la mancanza, la lontananza e la perdita di una relazione, la difficoltà del riavvicinamento e la liricità e la coralità delle tastiere segna la tensione di questa scena in cui la delusione ha trovato la sua pace nella malinconia, che si compie e completa nella traccia successiva appunto in “Berlin”: come se la città  dove Alex vive adesso sia al contempo, causa di tristezza per i posti e gli affetti lasciati alle spalle, ma anche una sorta di nuova  stabilità e di un mondo nuovo più armonico e sereno, dove ha trovato pace ai suoi demoni. E finalmente arriviamo ai titoli di coda con “Like the ocean we part” che, come una ninna nanna, Alex accompagna  la sua vita e il suo film verso un nuovo capitolo imprevedibile e grandissimo come  l'oceano.

Adoro scoprire nuovi locali con programmazioni musicali di qualità e valide realtà musicali poco conosciute ancora senza etichetta. Questo è il caso dell’arci Lo-Fi di Milano: situato nelle vicinanze della stazione di Rogoredo in un posto fuori dal mondo che ricorda molto le locations del film Paranoid Park ( un validissimo lungometraggio del regista Gus Van Sant del 2007 che recensirò per voi prossimamente). Un loft, dal sapore newyorkese, costituito da due ambienti: l’ingresso con bar e spazio dj chillout con arredo minimale e un altro grande salone con palco, sia per concerti che per serate dj-set danzanti.

La band che suonava quella sera erano i Bizarre Collection, un trio milanese formato da Simone Mattiolo, Luca Campus e Stefano Greco, molto particolare che spazia in ambienti sperimentali unicamente strumentali mescolando musica elettronica, folk e psichedelica. Al primo ascolto mi hanno ricordato molto gruppi tipo Bowery Electric, Global Comunication , Mogway ma anche realtà shoegazer tipo Slowdive e My Bloody Valentine, ovviamente senza il cantato. Costituiscono un progetto ancora in fase di evoluzione, infatti in quella occasione hanno presentato dei nuovi pezzi aggiungendo un nuovo componente e un nuovo strumento alla band : Gianluca degli Emoglobe al basso. Dopo il concerto ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con loro, e mi hanno rivelato che hanno intenzione di sperimentare un loro amico alla voce sui nuovi pezzi. Se volete approfondire la loro musica vi consiglio di andare sul loro www.myspace.com/thebizarrecollection.

Domenica, 08 Maggio 2011 06:50

I VENTI DISCHI DEL DECENNIO Parte2 (2006-2010)

Scritto da


secondo Danny B.

cd


GOSSIP-STANDING IN THE WAY OF CONTROL(2006)
EDITORS-AN END HAS A START(2007)
ARTIC MONKEYS-FAVOURITE WORST NIGHTMARE(2007)
MGMT-ORACULAR SPECTACULAR(2007)
KINGS OF LEON-ONLY BY THE NIGHT(2008)
COLD CAVE-LOVE COMES CLOSE(2009)
BIG PINK-A BRIEF HISTORY OF LOVE(2009)
NATIONAL-HIGH VIOLET(2010)


Eccoci arrivati al secondo capitolo dei venti dischi del decennio. Apriamo con i Gossip: trio  indie rock statunitense che si forma in Arkansas nel 1999 che pubblica  due album (That’s not what i heard del 2001  e Movement  del 2003) prima di arrivare al successo mondiale con Standing in the way of control”, un disco di grande interesse, con una sezione ritmica molto intensa ( Brace Paine alla chitarra e basso,  Hannah Billie alla batteria) con un groove tostissimo, un disco del tutto adatto e forse pensato per far ballare in concerto e nei dj set , infatti ne  esiste  una versione remixata che prende il titolo di”Rework  it”. Particolarità e punto di forza della band è la front girl singer  Beth Ditto, una giunonica ragazzona che sembra uscita da qualche film  di Federico Fellini, una voce potentissima e stupenda, apertamente lesbica, molto disinibita e orgogliosa della sua obesità  posa infatti  nuda per la copertina  della rivista musicale britannica NME nel giugno 2007.

Al loro esordio i Baustelle erano uno di quei gruppi che non mi piacevano, non li capivo, non riuscivo a sintonizzarmi sulle loro frequenze. Le canzoni singole però sono a volte delle chiavi per entrare nel mondo di chi le scrive e quando le trovi e riesci ad entrarci, da lì in poi vedi, capisci e cominci a dar valore all’universo cultural-musicale nascosto all’interno di quell’ artista o di quel gruppo. Altre volte questa apertura non è possibile, ma non è proprio il caso di questa band: la chiave di volta che mi ha permesso di entrare in contatto, anche se un po’ tardivamente nel loro mondo è la canzone “La guerra è finita” del loro terzo album del 2005, La malavita che mi ha catturato, sedotto e colpito e da lì in poi ho apprezzato tutte le loro produzioni. Sembra strano, perché il tempo è volato dal loro inizio, ma i Baustelle sono in giro da diverso tempo, proprio quest’anno festeggiano i dieci anni dall’uscita del loro primo album ”sussidiario illustrato della giovinezza” che è stato ristampato per l’occasione ed è disponibile sia ai concerti e sia nello shop ufficiale sul loro sito nella versione cofanetto: un box deluxe a tiratura limitata che contiene la ristampa in vinile del loro primo demo in cassetta del 96 e varie altre chicche che impreziosiscono questo oggetto assolutamente per fan collezionisti. Da questo loro primo album i Baustelle di strada ne hanno fatta: 5 album, una colonna sonora per il film “Giulia non esce di casa” di Giuseppe Piccioni. Inoltre Francesco il cantante, ha collaborato con Irene Grandi scrivendo due canzoni per lei “Bruci la città” e “La cometa Halley” che la cantante ha presentato all’ultimo festival di San Remo. Questo tour di dicembre 2010 è incentrato sulla ristampa di questo loro primo album di cui vengono riproposte diverse canzoni, rivestite con nuovi arrangiamenti con in più una particolarità: la riproposizione di una canzone del loro primo demo del1996 ”I ragazzi venuti dallo spazio”. Il concerto mi è piaciuto molto per la scenografia da teatro decadente con luci minimali retrò, assolutamente in sintonia con il loro mood, dove i musicisti che collaborano con loro dal vivo sono molto professionali, dando una performance compatta, intensa e impeccabile assolutamente amalgamata con la band. Un suono e una esecuzione spessa, intensa, trascinante che passa da momenti pop inglese anni 60 un pò lounge un pò cantautorato indie rock, a perfette canzoni pop chitarristiche arricchite da sfumature psichedeliche. Insomma un concerto godibilissimo ricco di sfumature e momenti molto intensi che riescono ad ammaliare anche spettatori neofiti che non conoscono bene il progetto. Se i Baustelle passano dalle vostre parti, andate assolutamente a vederli: dal vivo sono una band da non perdere.

 

 

 

Domenica, 13 Febbraio 2011 14:36

I venti dischi del decennio Parte 1 (2001-2005)

Scritto da

secondo Danny B.

STROKES-IS THIS IT(2001)
COLDPLAY-A RUSH OF BLOOD TO THE HEAD(2002)
LIBERTINES-UP THE BRACKET(2002)
YEAH YEAH YEAHS-FEVER TO TELL(2003)
FRANZ FERDINAND-OMONIMO(2004)
INTERPOL-ANTICS(2004)
KASABIAN-OMONIMO(2004)
ARCADE FIRE-FUNERAL(2004)
KILLERS-HOT FUSS(2004)
BLOC PARTY-SILENT ALARM(2005)
KAISER CHIEFS-EMPLOYMENT(2005)
DUKE SPIRIT-CUTS ACROSS THE LAND(2005)


Per scegliere questi fantastici venti dischi ho usato come criterio la scelta di band che hanno pubblicato il loro primo album in studio nel nuovo millennio. Partiamo con un disco che ho “divorato” a tal punto da sapere praticamente a memoria ogni singola nota e testo di ogni canzone: IS THIS IT degli STROKES. Avevo molte aspettative prima dell’uscita avendo sentito il loro primo ep ”The modern age” che ricordava molto band a me care come Velvet underground - Ramones e Television.  Comprai l’album il giorno stesso in cui uscì in Italia e  lo ascoltai ripetutamente per ore; pur essendo molto diretto, festaiolo e rock’n’roll è uno di quei dischi che non ti stufi mai di sentire, anche perché  all’interno ha molti singoli che scatenano all’ascolto il ballo, soprattutto in pista nei club come: la stessa Modern age , Last nite , Hard to  explain,  Someday. Un album che cerca di celebrare l’allegria reagendo a un momento storico catastrofico e terribile: quello dell’attacco alle torri gemelle, evento che fece posticipare di un mese  l’uscita  negli States.
Nel 2002 esce il secondo  album dei COLDPLAY, secondo me il loro più importante e artisticamente più elevato, A RUSH OF BLOOD TO THE HEAD,  che li consacra al grande pubblico facendoli suonare come gruppo di punta in diversi festival estivi; molto intimista e scuro con testi impegnati che rispecchiano lo spirito e la situazione politica mondiale di quel periodo,  è  uno tra i loro dischi che amo riascoltare e che mi dà ancora forti emozioni e ricordi soprattutto legati alla mia vita in quel periodo .
Nello stesso anno esce il primo disco dei LIBERTINES: UP THE BRACKET, il primo progetto di Pete Doherty che poi in seguito formerà i validissimi Babyshambles. Un album che mi riporta alla mente grandi realtà  musicali inglesi che adoro: Kinks , Jam e Clash, non a caso l’album è stato prodotto da Mick Jones ex Clash. Ebbi il piacere di vederli poco dopo l’uscita di questo album, dal vivo a Milano in una mitica serata della ROUGH TRADE (storica etichetta musicale indipendente londinese) organizzata dal MUCCHIO SELVAGGIO. Li trovai molto divertenti e festaioli, insomma un buon concerto.
Nel 2003 esce il primo album degli YEAH YEAH YEAHS:FEVER TO TELL,  una band newyorkese sonicamente intensissima, capitanata da una super cantante e front girl di nome Karen O, la cui voce a volte graffia e a volte carezza, ma comunque seduce sempre e che mi fa ricordare i periodi incendiari di rock al femminile delle rrrrriot grrls(BIKINI KILLS-HUGGY BEAR-etc). Un album rock’n’roll ruvido e diretto, che richiama e si collega a tutto quel rock della grande mela fine anni sessanta, metà anni settanta.
Arriviamo al 2004 forse l’anno con più uscite di dischi per me fondamentali per questo decennio, come il primo dei FRANZ FERDINAND, elettrizzante, ironico e danzereccio, ancora oggi lo riascolto con piacere e soprattutto consiglio a tutti di vederli dal vivo (vedi la recensione del loro concerto in questo sito) sul palco sono veramente coinvolgenti, tecnicamente compattissimi e godibilissimi.
Arriviamo a un gruppo e a un album per me fondamentali: gli INTERPOL con l’album ANTICS, che parte piano con : Next exit, Evil,Narc, Take you on a cruise,  poi ti entra nelle  viscere per strapparti fuori scure emozioni che esplodono in lacrime o in vibrazioni insurrezionali con Slow hands, Not even jail, Public pervert , C’mere per poi riscivolare nella l’oscurità dark che tanto mi affascina di: Lenght of love, A time to be so small. Un disco viscerale, scuro ,intenso ed emozionale.
Ed eccoci arrivati a uno dei miei gruppi preferiti: i KASABIAN,  con il loro primo album hanno riportato in auge sonorità e riferimenti musicali per me fondamentali quali : Primal scream, Happy mondays, Spacemen 3. Un album da insurrezione sonica che si apre con Club foot il loro secondo singolo con un video spettacolare (dateci un’occhiata su you-tube) ma ci sono anche altre tracce epocali come” Reason is treason”o “Lost Soul Forever” e molte altre.
Arriviamo ad un altro gruppo e disco importantissimo per questo decennio di cui  ho approfondito l’ascolto solo recentemente: gli ARCADE FIRE con il loro primo e osannato disco FUNERAL. Questa favolosa band canadese ho avuto il piacere di sentirla dal vivo su Rai2 quest’estate: sono un vero e proprio collettivo musicale e capisco perché siano famosi, infatti le loro performance live hanno un approccio intensissimo e catartico, coinvolgendo il pubblico in una sorta di trance sonica. La prossima occasione in cui passeranno dalle nostre parti sicuramente sarò certamente sotto il palco a vederli.
Un’altra memorabile uscita discografica di quell’ anno è HOT FUSS dei KILLERS un incendiario album di Indie guitar pop al fulmicotone, intensissimo, commovente, da lacrime e urla, gioie e dolori comunque e sempre in ogni canzone …. e chi dice  che il pop non da spinta rivoluzionaria … ascolti questo disco. Un altro storico disco di quest’annata è SILENT ALARM dei  BLOC PARTY, scoperti dai Franz Ferdinand che, avendo ascoltato e apprezzato un loro demo, li chiamò sul palco ad esibirsi durante un loro concerto. Un’ opera prima veramente sorprendente, un misto di New  wave alla Smiths e di atmosfere alla Cure,  di Indie rock,  elettronica e sperimentazione pop, ricco di singoli danzerecci; dal vivo si avvicinano alle performance di progetti della scena nu-rave trasformando i concerti in piccoli rave anche per merito di una  sezione ritmica tostissima e arrangiamenti elettronici coinvolgenti. Vi sfido a tenere fermi i piedi mentre ascoltate BANQUET,SHE’S HEARING VOICES, THIS MODERN LOVE o PRINCE OF GASOLINE.
Avete presente le band da party, ironiche, ballabili, da un singolo….  via l ‘altro? Questi sono i KAISER CHIEFS,  il cui nome è stato deciso ispirandosi alla squadra in cui lo storico capitano sudafricano del Leeds, Lucas Radebe militava ad inizio carriera, il loro amore per il calcio e per la loro cittadina è stato ricambiato dai tifosi che hanno scelto il  loro primo singolo OH MY GOD come inno per supportare la squadra. Dal loro album EMPLOYMENT, il loro primo, sfornano 6 singoli uno più coinvolgente dell’altro. Insomma un album da avere per far festa e divertirsi. Non li ho mai visti dal vivo, ma se capita sarò in prima fila a cantare e ballare tutti i loro pezzi.
Il prossimo disco del 2005 con cui chiudo la prima parte della carrellata sui migliori dischi del decennio è di una band che stimo molto  e che secondo me non ha ancora avuto il successo che merita: i DUKE SPIRIT  con l’album CUTS ACROSS THE LAND. Capitanati dalla bellissima cantante e front girl del gruppo Liela Moss dalla voce bassa, calda, sensualissima da blues sussurrato si  mescola perfettamente alla musica della band, a volte intimista, a volte sospesa in atmosfere eteree e  a volte rumorista tanto da ricordare sia gruppi seminali anni 80-90 come My Bloody Valentine, Sonic Youth, Spacemen 3 ma anche   band tipo: Queens of the stone age , Yeah Yeah Yeahs e PJ Harvey. Insomma un gruppo tutto da scoprire,  che ammaglia e affascina e che coinvolge sempre.




VENERDì 29 OTTOBRE

 

Questo è il quarto evento di ottobre organizzato dal sito  rock.it che vede protagoniste giovani realtà musicali italiane nell’ambito del mondo indipendente. Principalmente sono stato attirato dalla partecipazione alla serata dei Heike has the Giggles  ma sono rimasto piacevolmente colpito anche dai milanesi Iori’s eyes e dai bolognesi Cut che sinceramente non conoscevo.


Aprono per primi gli emiliani Heike has the giggles, il cui primo disco che adoro, ho già avuto l’occasione di menzionare nella mia recensione 10 dischi per una giornata d’estate. Devo dire che avevo molte aspettative prima di vederli che sono state confermate, anzi superate. Mi aspettavo dei musicisti ultra trentenni con tanta esperienza e maturità artistica, ma con enorme stupore ho scoperto che sono ragazzi poco più che ventenni e che sul palco hanno una compatezza e tecnica invidiabile anche da band navigate.
Dopo la loro esibizione ho avuto il piacere di scambiare  quattro chiacchere con Emanuela la cantante degli  Heike.  Mi ha raccontato il suo amore per PJ Harvey e Sleater Kinney, un po’ la storia del gruppo:  suonano assieme dal
2007, dopo l’uscita di “sh! “ il loro primo album, a febbraio hanno fatto una cinquantina di date (e si sente per la loro tecnica e attitudine sul palco) hanno anche suonato negli States , precisamente a Brooklyn la nuova zona “cool” nell’ambito artistico-musicale di New York.


E’ arrivato il momento dei IORI’S EYES band di punta della serata perche’ sono gli unici milanesi, con già un fitto pubblico di affezionati sebbene siano solo al secondo ep, Matter of time che dopo il concerto mi sono affrettato ad acquistare. Sono in tre Clod (chitarra e voce)Sofia (basso, synth e voce)Giacomo(batteria,percussioni,voce,tastiere). Su disco rispetto al live sono molto più elettronici, il loro secondo ep Matter of time è un progetto artisticamente molto elevato sia nel packaging che nella musica. Il libretto in cui è contenuto il cd è composto da varie pagine tra stupendi art-work disegnati da diversi artisti, testi e una foto della band, splendido lavoro, già solo per questo da collezione. Musicalmente sono una commistione tra electro, pop e psichedelica, dal vivo  mi hanno primariamente ricordato Flaming Lips e Mercury Rev ma, ad un ascolto più attento, il riferimento va diretto ad Animal Collective, Grizzly Bear e Wild Beasts.



Chiudono la serata i CUT storico gruppo punk-noise garage di Bologna attivi sin dal 1996
con molti  album all’attivo. Sono più famosi all’estero che in Italia :  hanno infatti  girato in tour  Europa e Inghilterra dove hanno ottenuto un buon successo di critica  e pubblico a livello indipendente. Sono  qui in Conchetta anche per presentare il loro nuovo lavoro Annihilation Road che purtroppo non ho potuto prendere, perché il buget della serata  mi è finito nell’acquisto dell’ep dei IORI’S EYES. Dal vivo mi sono piaciuti molto: un set di 40 minuti con riff incendiari e chitarre fumanti e con un folto pubblico in vero delirio sonico; al più presto recupererò il loro ultimo album, intanto per farvi un’idea del loro sound andate sul loro myspace: http://www.myspace.com/cuttheband

Eccoci qua ancora riuniti tutti insieme a festeggiare la festa di fine estate con il concerto offerto dal Germoglio alla città di Vaprio. La location è la stessa dell’anno scorso: il teatro Eden. Un luogo suggestivo che ricorda gli studi RAI di Canzonissima degli anni 60; invece dell’orchestra della televisione di stato abbiamo scelto di continuare la collaborazione con i ragazzi di musica d’insieme (progetto della scuola secondaria di primo grado del comune di Ciserano) soprattutto perché hanno già suonato l’anno precedente, ci sono piaciuti e li abbiamo scelti anche perché vogliamo puntare sulle nuove leve di musicisti. La prima parte della serata è stata affidata alle classi seconde che hanno eseguito 4 brani:”Happy days” di Edwin Hawkins Singers,”Lola” di George White, “Acqua azzurra acqua chiara” di Lucio Battisti, “Poronpompero” di Juan Solano. Ognuno di questi è stato presentato da un studente della scuola che tra una pausa e l’altra, descriveva il contesto e il significato di ogni canzone. L’esecuzione è stata eseguita egregiamente dai ragazzi e gli arrangiamenti sono stati realizzati in modo originale dal direttore prof. Giancarlo Durelli che abbiamo deciso di ringraziare con il dono di una simbolica bacchetta da direttore d’orchestra.

Mercoledì, 10 Novembre 2010 21:41

10 dischi per una nottata di inizio autunno

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Ci siamo lasciati ormai da poco alle spalle l’estate ed ecco che arriva il periodo dell’anno che personalmente adoro: l’autunno. Le giornate si accorciano, i colori sfumano verso tonalità più scure, la commistione di foglie cadenti e terra umida danno un inconfondibile odore unico e caratteristico, carico di significati che annunciano una fase dell’anno di cambiamento: intenso ma non brusco, calmo ma fluente di adrenalina. E’ su questo tema e su queste sensazioni che mi sono orientato per la scelta dei dischi per questa serata-nottata. Direi di iniziare dalla sera in orario aperitivo; il mood perfetto ce lo da Dot Allison con il suo primo lavoro solista Afterglow: un album tra sperimentazione indie pop, elettronica e folk- psichedelico con collaborazioni di grande rispetto: il leggendario chitarrista Kevin Shields (my bloody valentine), l’altrettanto storico bassista Gari “mani”Mounfield (stone roses-primal scream) e Richard Fearless dei Death in Vegas.

Venerdì, 10 Settembre 2010 13:17

SOPHIA dal vivo@MAGNOLIA_MILANO

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Recensione concerto Danny B.

 

Colgo l’occasione di recensire il loro ultimo concerto per far conoscere questo validissimo progetto a chi non li avesse mai sentiti. Il cuore pulsante dei Sophia è Robin Proper Sheppard ex cantante dei God Machine, band alternative rock americana (che  ho avuto la fortuna di vedere dal vivo al festival di Reading nel 1993) che ha pubblicato due dischi Scenes from the Second Storey e One Last Laugh In A Place Of Dying sotto l’etichetta Fiction Records per poi sciogliersi, in seguito all’improvvisa morte del bassista Jimmi  Fernandez nel 1994. Dopo la realizzazione dell’ultimo disco con i God Machine,  Robin  fonda  la sua etichetta: la “Flower Shop”, con cui pubblicherà  tutti i dischi dei Sophia e vari progetti di amici musicisti (Elevate, Ligament, Swervedriver).  Fixed Water e The Infinite Circle i primi due: li ho letteralmente consumati da quanto li ho ascoltati.  Canzoni quasi totalmente acustiche  di uno spessore  sonico  profondo, testi scuri che scendono giù nell’anima fino a strappare catarticamente  lacrime  dal  cuore ,  ascolto  dopo  ascolto. De Nachten il terzo album del 2001: registrato interamente dal vivo durante due festival in Olanda e Belgio,  personalmente lo  reputo  uno  tra i migliori album live- acustici del terzo millennio.

Questa é la terza volta che vedo i Sophia dal vivo, sempre in live-set  diversi. La prima volta in formazione elettrica,  la seconda con tutto il collettivo al completo: Jeff Townsin (batteria), Will Foster (tastiera) e l’ ex-Swervedriver,  Adam Franklin (chitarra) più un quartetto d’archi;  nell’ultima esecuzione,  solo con Robin chitarra e voce, un concerto che vede le sue composizioni in veste  intima e scarna,  come se  fossimo noi ad ospitarlo  nel nostro  salotto (o viceversa);  infatti il tour si chiama  “at home with sophia...the acustic sessions”(a casa con i sophia...le sessioni acustiche). Sul palco, un scenografia minimale che riproduce  la copertina dell’ultimo  album ”there are no goodbyes”.  Si inizia con “Obvious” e dopo poche note Robin si ferma  e richiede al pubblico la massima quiete, visto che il microfono panoramico  amplifica ogni rumore e suono a 360 gradi disturbando la performance. Riparte  con “Ho my love”, dal  loro  terzo album di studio “People are like seasons” una delle canzoni che, grazie alla trasmissione radiofonica, ha fatto si che i Sophia raggiungessero un nuovo tipo di pubblico e successo nelle classifiche di vendita in molti paesi europei .

E poi, una dopo l’altra arrivano anche le mie preferite: la notturna “I left you”,  la struggente “So slow”,  la disarmante “Directionless”, la triste “Another friend” e la liberatoria “Every day”.

In  questo  tipo di veste totalmente acustica si esprime pienamente  il  suo  formidabile  talento di songwriter e performer. Di certo  è  stato un tipo di concerto che forse è più adatto a chi già conosce le canzoni dei Sophia,  ma  non ha lasciato indifferenti i  nuovi  ascoltatori.

Visto che Robin è affezionato al nostro paese sarà facilissimo che nei prossimi tempi ripassi qui da noi. Un consiglio: non perdetevelo. Vi metto in chiusura articolo anche la discografia suggerendovi vivamente i primi due dischi che sono i più rappresentativi della band e  che sono stati appena ripubblicati.

 

  • Fixed Water (1996, The Flower Shop Recordings)
  • The Infinite Circle (1998, The Flower Shop Recordings)
  • De Nachten (2001, Flower Shop Recordings)
  • People are like Seasons (2004, The Flower Shop Recordings/City Slang/Bang!)
  • Collection:One (2004, Flower Shop Recordings)
  • Technology Won’t Save Us (2006, The Flower Shop Recordings/City Slang/Bang!)

There Are No Goodbyes (2009, The Flower Shop Recordings

Recensione di Danny B.

Reunion dei Pavement? Sicuramente uno degli avvenimenti live più importanti  nell’ambito della musica indipendente del 2010. Forse la maggior parte di voi non ha la minima idea  di chi sia questo gruppo e  cosa ha rappresentato per migliaia di Indie-kids e musicisti . I Pavement sono uno dei gruppi guida del  cosidetto  genere lo- fi (bassa fedeltà):  genere nato all’inizio degli anni 90, principalmente negli States , ispirato soprattutto a gruppi come Velvet Underground,   Sonic  Youth e Pixies ,  caratterizzato dal tipo di suono volutamente a bassa fedeltà e dall’atteggiamento assolutamente  anti-star, sia sul palco che nella vita. Come canta Beck nella canzone che l’ha reso celebre ”Loser” cioè perdente, quasi volutamente, in  contrapposizione all’arrivismo  yankee.

Siamo davanti al locale del concerto l’Estragon  aspettando di entrare, quando sentiamo il gruppo supporter Monotonix che inizia a suonare; ci affrettiamo,  entriamo,  ma sul palco non c’è nessuno: sebbene dagli amplificatori venga sparato a migliaia di decibel un suono tostissimo. Mi giro intorno per capire da dove venga tutto questo baccano e facendomi strada tra il pubblico vedo questi tre omini (batteria,chitarra e voce) a torso nudo e calzoncini in mezzo al locale che suonano, un live set incendiario, 40 minuti di insurrezione sonica vissuti spostandosi in tutto il locale tranne che sul palco: mai visto nulla del genere.

Dopo i Monotonix ecco che salgono sul palco i nostri super perdenti  beniamini: i Pavement. Sembrano gli stessi degli esordi, come se si fossero  rimaterializzati attraverso  una macchina del tempo, dal 92’ (l’ultima volta che li vidi, in apertura per i Sonic Youth al Rolling Stone di Milano) ad oggi. Stesso  atteggiamento scazzato, stessa ironia, stessa meravigliosa musica. Nulla sembra cambiato. Noto che il pubblico è formato oltre che da noi ultratrentenni,  vecchio zoccolo duro dell’indie rock anni 90, anche da numerosissimi giovincelli poco più che ventenni : tutti scatenati sotto il palco a cantare e ballare tutte le canzoni.

Aprono con” Gold soundz” e poi via via da un album all’altro arrivano anche le mie preferite: Summer  babe, Trigger cut, Two states, Cut your hair, Range life, Stereo, Shady  lane. Restano fuori  solo:“Loretta scars” e le canzoni dell’ep watery domestic, canzoni a cui io sono particolarmente legato.

La scaletta del concerto non è scontata, oltre ai singoloni da cantare a squarcia gola ci sono anche canzoni più lente e intimiste, il tutto per circa un paio d’ore di musica. Il pubblico è veramente in delirio da grandi occasioni, insomma più che una semplice reunion sembra un concerto da secondo esordio, forse che Malkmus e soci dopo i vari sold-out in Europa e America decideranno  di registrare e far  uscire materiale inedito? Questo è quello che tutti noi speriamo.


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